Promemoria per il trading dell'oro: il mercato valuta l'efficacia del "salvataggio" del Tesoro USA, il prezzo dell'oro oscilla su livelli elevati, potrà continuare il trend rialzista?
Huitong Finance, 21 agosto—— Il prezzo dell’oro è stato caratterizzato da un’intensa altalena tra interventi di riacquisto del Tesoro e rischi inflazionistici e geopolitici, mantenendo una volatilità elevata nel breve termine. Il mercato sta assorbendo le aspettative di “trade di svalutazione” e l’incertezza sulle politiche della Federal Reserve, mentre il caro petrolio e le preoccupazioni sul debito pongono solide basi per un bull market di lungo periodo; alcune banche d’investimento già fissano target fino a 5.000 dollari.
A causa dell’annuncio a sorpresa del Tesoro americano di aumentare la portata dei riacquisti di Treasury di lungo termine, mercoledì l’oro è balzato di oltre il 4%. Tuttavia, nella mattinata di giovedì (20 agosto), si sono verificati prese di profitto e pressioni ribassiste multiple, con l’oro spot che ha toccato un minimo di 4.450,08 dollari l’oncia, salvo recuperare progressivamente dopo che il Segretario al Tesoro Besant ha segnalato nuovamente che il riacquisto potrebbe superare i 4 miliardi di dollari, chiudendo infine a 4.516,19 dollari, in calo dello 0,1%. Nel corso della sessione il massimo toccato è stato 4.540,63 dollari, il livello più alto dal 2 giugno. I future americani sull’oro hanno invece chiuso con un rialzo dello 0,6%, a 4.571,40 dollari. Dietro il prezzo apparentemente stabile di chiusura si nasconde lo scontro tra timori inflazionistici e attese di calo dei tassi reali, nonché una forte contesa tra intervento fiscale, indipendenza della politica monetaria e tensioni geopolitiche.
Ciò riflette una profonda trasformazione della logica di valutazione degli asset globali: nel contesto di un debito pubblico USA che supera per la prima volta i 40.000 miliardi di dollari, rendimenti di lungo termine prossimi ai massimi da vent’anni e il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente che alimentano i prezzi del petrolio, l’oro non è più solo una difesa tradizionale contro rischio e inflazione, ma anche il fulcro delle preoccupazioni del mercato sulle “sostenibilità fiscale” e sulla “svalutazione valutaria”.
Riacquisto del Tesoro: stimolo di breve o indebitamento di lungo periodo?
Mercoledì, l’annuncio del Tesoro USA di raddoppiare la dimensione dei riacquisti dei titoli decennali e trentennali, con almeno 4 miliardi di dollari per ciclo, ha avuto sull’obbligazionario l’effetto di un’iniezione di adrenalina. I rendimenti a lungo termine sono calati bruscamente, il dollaro è stato pesantemente venduto e asset legati alla “trade di svalutazione” come l’oro sono volati. Giovedì, Besant ha rincarato la dose in un’intervista, dichiarando che la scala dei riacquisti “potrebbe anche superare i 4 miliardi di dollari” e sottolineando che i rendimenti “non riflettono i fondamentali”. L’obiettivo è lenire la volatilità dei Treasury causata dall’aumento del deficit e del debito, nonché immettere liquidità, soprattutto in una fase estiva di mercati sottili e accesa competizione nell’emissione corporate (inclusi finanziamenti per infrastrutture di intelligenza artificiale).
Tuttavia, la reazione del mercato è tutt’altro che univoca. Giovedì i rendimenti hanno recuperato metà del calo del giorno precedente: il decennale è salito al 4,698%, il trentennale al 5,238%, segnalando dubbi sulla sostenibilità e credibilità dell’intervento del Tesoro. Analisti della Canadian Imperial Bank of Commerce sottolineano che Besant “sta testando il mercato” e il mercato sta rispondendo; strategisti FX di Scotiabank aggiungono che, se il Tesoro intende evitare che il mercato dei Treasury sopporti il peso dei problemi di sostenibilità fiscale e credibilità della Fed, tale pressione finirà inevitabilmente sul dollaro. Questa logica da “trade di svalutazione” sostiene temporaneamente l’oro, ma se il riacquisto non cambia i fondamentali reali, anche il supporto al rialzo per l’oro verrà meno.
A un livello più profondo, l’attivismo del Tesoro sta sfumando i confini tra politica fiscale e monetaria. Il presidente della Fed di St. Louis, Musalem, afferma chiaramente che Fed resta concentrata su mercato del lavoro e inflazione, stabilendo policy in autonomia senza influenza dalla gestione del debito. La presidente della Fed di San Francisco, Daly, aggiunge che i rendimenti lunghi non danno input sufficienti per adattamenti di policy e “siamo ancora in una fase iniziale”. Lo sforzo del Tesoro di facilitare le condizioni finanziarie può creare frizioni con la Fed, ancora orientata a contrastare l’inflazione con rialzi dei tassi: queste tensioni inter-istituzionali rappresentano un potenziale catalizzatore per la volatilità del prezzo dell’oro.
Inflazione e aspettative sui tassi: il caro petrolio aumenta la pressione, l’oro nel mezzo
Nel frattempo, le tensioni geopolitiche alimentano ulteriormente le pressioni inflazionistiche. A causa del blocco delle trattative sul dossier iraniano, crescono le preoccupazioni su potenziali interruzioni delle forniture mediorientali; il petrolio giovedì è salito di oltre il 2%, con il Brent a quota 93,78 dollari al barile e il greggio americano a 88,15 dollari, entrambi sui massimi da quasi un mese. Trump ha minacciato “guerra economica” ai paesi che sostengono l’Iran, intensificando le attese di ulteriore rialzo per prezzi energetici e inflazione. I tassi break-even sulle obbligazioni indicizzate all’inflazione segnano rispettivamente 2,338% (5 anni) e 2,345% (10 anni), segnalando una rivisitazione verso l’alto delle aspettative future.
La pubblicazione dei verbali della Fed di luglio rafforza l’impostazione aggressiva: “diversi” membri sono pronti ad alzare ancora i tassi, “molti” sostengono che, se l’inflazione non andrà verso l’obiettivo del 2%, sarà necessario inasprire ulteriormente i costi di finanziamento. Il presidente Musalem suggerisce apertamente di preferire un rialzo a settembre e sottolinea che le condizioni finanziarie restano “piuttosto accomodanti”. Il CME FedWatch registra una probabilità del 67,4% di stasi a settembre, ma quella di un rialzo a dicembre sale al 67%. Simili aspettative “attendiste nel breve, hawkish nel medio periodo” sorreggono i tassi reali, ponendo un freno all’oro.
Di conseguenza, l’oro è intrappolato in un classico conflitto tra tori e orsi: da un lato, l’atteso calo dei tassi reali di lungo termine indotto dai riacquisti del Tesoro e dalla debolezza del dollaro; dall’altro, i rischi inflazionistici spinti dal petrolio e una Fed potenzialmente più restrittiva. Secondo gli analisti di Morgan Stanley, se la Fed manterrà i tassi invariati, il prezzo dell’oro potrebbe superare i 5.000 dollari l’oncia entro il 2027 (e magari prima), ma restano margini di volatilità. Tutto dipende se la traiettoria dei tassi reali proseguirà in discesa e se il “trade di svalutazione” evolverà da fenomeno temporaneo a trend di medio-lungo termine.
Marea di debito e logica di rifugio: il ruolo dell’oro oltre i 40.000 miliardi
Il superamento della soglia simbolica dei 40.000 miliardi di debito pubblico americano aggiunge una nuova dimensione narrativa di lungo periodo all’oro. Besant tenta di ridimensionare la “magia” di quella cifra, promettendo risparmi per “centinaia di miliardi” tramite crescita economica e tagli a sprechi, frodi e abusi. Fa inoltre presente che parte dell’aumento di deficit di quest’anno è dovuto al rimborso di dazi dichiarati illegali dalla Corte Suprema, evento non ripetibile nel 2024; le deduzioni immediate grazie all’impennata di investimenti in fabbriche e data center hanno intaccato temporaneamente le entrate fiscali delle imprese. Tuttavia, spese obbligatorie come social security e Medicare e il crescente costo degli interessi (quasi 1.200 miliardi nei primi dieci mesi di quest’anno fiscale) continuano ad aumentare. L’incremento dei rendimenti a lungo temine non solo grava sul finanziamento pubblico, ma rende più caro il credito anche per aziende e famiglie: da quando Trump e Israele sono passati ad azioni militari contro l’Iran, il tasso fisso trentennale dei mutui è salito di oltre mezzo punto percentuale.
In tale contesto, l’oro — tradizionale store of value e alternativa alle valute fiat — vede riaccendersi le sue qualità difensive e anti-inflazione. Il rally di mercoledì dopo la notizia dei riacquisti è stata una chiara risposta del mercato alla “dominanza fiscale” e al potenziale di svalutazione monetaria. Tuttavia, come visto dal rimbalzo dei Treasury giovedì, gli investitori non hanno ancora abbandonato il mercato obbligazionario: la situazione non si è trasformata in una “crisi d’emergenza”. Il trend rialzista dell’oro riflette più una valutazione dell’incertezza che una scommessa sul collasso sistemico.
Prospettive: trovare un nuovo equilibrio nella volatilità
Nel complesso, l’attuale oscillazione dell’oro su livelli elevati è l’esito di una complessa bilancia di forze. Nel breve, le operazioni di riacquisto del Tesoro offrono liquidità e sostegno al sentiment, ma i dubbi sulla loro sostenibilità e sulla solidità dei fondamentali fiscali frenano il potenziale uptrend; il caro petrolio e le crisi geopolitiche alimentano aspettative inflazionistiche che rafforzano la postura “hawkish” della Fed e tassi reali elevati; mentre l’ingresso nell’era del debito oltre 40.000 miliardi potenzia la narrativa di lungo periodo del metallo giallo come rifugio. Il target di 5.000 dollari di Morgan Stanley si basa sull’ipotesi che la Fed lasci fermi i tassi: se tuttavia l’inflazione dimostrasse una resistenza inattesa o l’intervento fiscale risultasse inefficace, volatilità e correzioni potrebbero amplificarsi rapidamente.
Nelle prossime settimane, il focus sarà sulle parole del presidente Fed Walsh al simposio di Jackson Hole: gli investitori sperano in dichiarazioni più concrete rispetto alla conferenza-stampa di luglio, senza giri di parole di alto livello. Contestualmente, la reale dimensione e frequenza dei prossimi riacquisti del Tesoro, il trend del petrolio e qualsiasi svolta sul fronte mediorientale saranno i driver chiave per la direzione dell’oro nel breve. In un contesto dove il confine tra politica fiscale e monetaria si fa sempre più labile e le pressioni di debito e inflazione si rafforzano, l’oro non è soltanto uno strumento di rifugio, bensì una finestra d’osservazione privilegiata dell’ordine macro globale e della credibilità della policy. In questa fase di stallo ai massimi, una vera rottura al rialzo potrà avvenire solo con segnali di policy e riscontri fondamentali più chiari: fino ad allora, volatilità e incertezza resteranno il leitmotiv dominante.
(Grafico daily oro spot, fonte: EasyHuitong)
Fuso orario GMT+8 ore 07:40. Quotazione oro spot: 4.524,43 dollari/oncia.
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