Il CPI degli Stati Uniti di settembre sarà svelato questa sera: l'inflazione generale potrebbe salire al 3,6%, la frenata dell'inflazione core riuscirà a eliminare le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve ad ottobre?
Sebbene l'energia abbia spinto al rialzo l'inflazione complessiva, il raffreddamento dell'inflazione core ha dato alla Federal Reserve la fiducia di mantenere la posizione invariata a ottobre. Attualmente, i prezzi delle azioni e delle valute sono estremamente divergenti: il mercato azionario è tranquillo, mentre quello valutario è sottoposto a forti pressioni. Questa sera, inevitabilmente una delle due parti subirà una "sconfitta".
Lo shock energetico sta accelerando l'inflazione complessiva, ma la pressione core si sta attenuando ai margini, offrendo alla Federal Reserve una finestra di opportunità per mantenere la sua posizione.
L'Ufficio Statistico del Lavoro degli Stati Uniti pubblicherà i dati del CPI di settembre stasera alle 20:30 ora di Pechino. Secondo le previsioni delle principali banche di investimento di Wall Street come Goldman Sachs e Citi, l'aumento annuale del CPI dovrebbe passare dal 3,4% di agosto a una fascia compresa tra il 3,6% e il 3,7%, principalmente trainato dall'aumento dei prezzi dell'energia; mentre la variazione mensile del CPI core dovrebbe restringersi leggermente dallo 0,29% di agosto a un intervallo tra lo 0,18% e lo 0,24%, con la stabilizzazione dell'inflazione abitativa e la flessione di alcune componenti dei servizi che rappresentano i principali motivi di raffreddamento del core.

Prima della pubblicazione dei dati, le ultime dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve hanno già inviato un segnale chiaro al mercato. Il verbale della riunione FOMC di settembre, pubblicato la scorsa settimana, mostra che "la maggior parte" dei funzionari ritiene opportuno un altro aumento dei tassi quest’anno, ma diversi membri hanno successivamente sottolineato che non è necessario agire in fretta — il governatore della Fed Waller ha affermato che non è necessario alzare i tassi in riunioni consecutive, mentre il vicepresidente Williams ha aggiunto che un ulteriore rialzo quest’anno "potrebbe" essere appropriato, ma che nel 2027 non ci sarà un’ulteriore stretta. Di conseguenza, la probabilità implicita di un rialzo in ottobre di 25 punti base è crollata dal circa 70% del pre-report sul lavoro a circa il 20%, mentre quella di dicembre rimane intorno al 72%.

I dati di stasera influenzeranno direttamente le aspettative sulle politiche delle riunioni FOMC del 28 ottobre e di dicembre. Se il CPI core risulterà moderato, rafforzerà la posizione dei "pazienti"; se invece il core supererà le aspettative con un generale rafforzamento, potrebbe riaccendersi il dibattito su un rialzo a ottobre, ma gli analisti di mercato ricordano che la Fed non ha mai aumentato i tassi in una riunione di ottobre prima delle elezioni di mid-term negli Stati Uniti.
L’inflazione complessiva salta, l’energia è il motore principale
Secondo Goldman Sachs, il CPI complessivo di settembre dovrebbe aumentare dello 0,59% su base mensile e del 3,70% su base annua, superiore al consenso del mercato del 3,6% e significativamente più alto rispetto al 3,40% di agosto. La componente energia dovrebbe salire del 5,0% su base mensile, trainata principalmente dal nuovo aumento del prezzo della benzina al dettaglio; la componente alimentare dovrebbe crescere dello 0,2% su base mensile.
La previsione di Citi è relativamente più moderata, con il CPI complessivo di settembre previsto al 3,6% su base annua, ma conferma anch’essa che è il prezzo dell’energia il fattore chiave di spinta dell’inflazione complessiva. Secondo Citi, la crescita annuale dell’energia dovrebbe toccare il 21,6%, il livello più alto dell’anno.

Il prezzo dei biglietti aerei è un indicatore chiave per osservare gli effetti di seconda battuta dello shock energetico. Goldman Sachs prevede che i biglietti aerei di settembre aumenteranno del 3,0% su base mensile, riflettendo direttamente la trasmissione dell’aumento continuo del prezzo del carburante per jet. Dai dati di Goldman Sachs, dallo scoppio della guerra in Iran, il prezzo spot del carburante per jet negli Stati Uniti è sostanzialmente raddoppiato e le compagnie aeree stanno trasferendo tutto l’aumento dei costi sui prezzi dei biglietti.
L’inflazione core rallenta ai margini, previsioni divergenti tra istituti
Goldman Sachs prevede per settembre un aumento del CPI core dello 0,24% su base mensile e del 2,46% su base annua, entrambi leggermente inferiori al consenso di mercato (mensile 0,2%, annuo 2,5%); Citi offre una previsione ancora più moderata, con un aumento mensile del core CPI solo dello 0,18%, notando che la probabilità che scenda arrotondando allo 0,1% è maggiore di quella che salga allo 0,3%.
Goldman Sachs delinea tre tendenze chiave nelle componenti: prima, inflazione auto in risalita, con i prezzi delle auto usate previsti in crescita dello 0,5% mensile, nuovo del 0,2% e assicurazioni auto dello 0,2%; seconda, inflazione degli alloggi stabile, con OER e l’affitto delle principali residenze previsti in crescita mensile dello 0,20% e dello 0,17%, continuando il trend al ribasso; terza, prezzi dei biglietti aerei in aumento del 3,0%, che resta il punto di pressione più importante del CPI core.
Citi, invece, sottolinea che ad agosto il prezzo dei servizi di telecomunicazione wireless è aumentato in modo anomalo, contribuendo per circa 10 punti base al core CPI, ma questa componente, dopo il cambio metodologico di luglio 2025, presenta ancora una volatilità instabile — storicamente un forte aumento è seguito da una riduzione ancora più marcata. Citi prevede una flessione del -0,5% per questa componente a settembre, motivo principale per il quale la sua previsione del core CPI è più bassa di quella di Goldman Sachs.

Previsioni sull’inflazione PCE: attorno al 3%
I dati del CPI sono anche una delle principali fonti per le previsioni del core PCE, l’indicatore preferito dalla Federal Reserve. Secondo Goldman Sachs, il core PCE di settembre dovrebbe aumentare dello 0,20% su base mensile, leggermente inferiore alla previsione del core CPI, poiché auto nuove e usate pesano meno nel paniere PCE e le fonti di dati per biglietti aerei e servizi sanitari mostrano rincari più moderati.
Anche Citi prevede un aumento mensile del core PCE dello 0,21% a settembre e un ritmo annuale stabile al 3,0%. Attualmente, Citi stima una crescita annuale del core PCE nel quarto trimestre del 2026 del 2,9%, circa 50 punti base sotto la previsione più recente della Federal Reserve. Gli economisti di Citi, Veronica Clark e Andrew Hollenhorst, sottolineano che, sebbene nel breve termine il core PCE possa essere superiore al core CPI, i dati mensili dell’inflazione per quest’anno dovrebbero continuare a mostrare segnali di rallentamento del core, con segni di diffusione della pressione limitati.
Prospettive: il core potrebbe scendere ancora entro fine anno
Guardando ai prossimi mesi, entrambe le istituzioni prevedono un’ulteriore riduzione del core, sebbene con ritmi e magnitudini differenti.
Goldman Sachs prevede che l’aumento mensile del CPI core in ottobre sarà attorno allo 0,2%, principalmente a causa delle distorsioni stagionali causate dalla mancata raccolta dati durante lo shutdown governativo dello scorso anno; a novembre e dicembre, la crescita dovrebbe scendere attorno allo 0,1%, spinta dal continuo rallentamento dell’inflazione dell’alloggio e dal progressivo affievolirsi delle pressioni tariffarie. Su questa base, gli economisti Goldman Sachs sono più ottimisti delle stime di consenso sul profilo inflazionistico per il 2027.
Citi prevede anch’essa che il core CPI annuale scenderà a un minimo vicino al 2,3% nei prossimi due mesi. Tuttavia, entrambe le istituzioni sottolineano che, se i disturbi sul prezzo del petrolio si riveleranno più persistenti del previsto, il rischio di inflazione sarà chiaramente al rialzo. Il Brent resta sopra i 105 dollari al barile, e la possibilità che lo shock energetico si stabilizzi prima di fine anno resta la variabile più incerta.
Rotta della Fed: pausa in ottobre, incognita dicembre
In sintesi, il consenso attuale del mercato è che: l’inflazione complessiva è surriscaldata a causa del rialzo della benzina, mentre quella core resta moderata grazie al raffreddamento degli alloggi — questa combinazione offre il pretesto ideale alla Federal Reserve per mantenere la sua posizione "paziente" e lasciare aperta la possibilità di un rialzo a dicembre.
Secondo Goldman Sachs, se il CPI core risulterà moderato rafforzerà l’argomentazione della "pazienza"; se invece il core risulterà sorprendentemente forte su larga scala, potrebbe riaccendersi il dibattito sul rialzo dei tassi a ottobre — tuttavia, il vincolo temporale delle elezioni di medio termine, ora distanti solo una settimana, e le consuetudini storiche della Fed fanno sì che la probabilità di un rialzo a ottobre sia molto bassa.
Citi è invece più ottimista sulla traiettoria discendente del core CPI da qui a fine anno; la sua previsione di core PCE per il quarto trimestre 2026 è del 2,9%, ben sotto quella ufficiale della Fed al 3,4%. Tuttavia Citi avverte che i prezzi energetici elevati, la forte propensione delle imprese a trasferire i costi rispetto al pre-pandemia e l’aumento delle aspettative inflazionistiche delle famiglie costituiscono i maggiori rischi al ribasso su tale scenario.
Prezzi di mercato: borse tranquille, valute in subbuglio
A livello di prezzi di mercato, le diverse asset class mostrano una chiara divergenza.
Secondo Goldman Sachs, nella giornata di mercoledì, il prezzo delle opzioni straddle sullo S&P500 per il giorno del CPI era di soli 52 punti base, il livello più basso di quest’anno per la giornata CPI e ben sotto la media recente di 78 punti; lo straddle del Nasdaq 100 era di circa 85 punti, anch’esso inferiore alla media di 111. Questo pricing suggerisce che il mercato azionario non si aspetta che i dati CPI abbiano un impatto rilevante sugli asset di rischio.
Il mercato valutario, invece, si comporta in modo opposto. Goldman Sachs segnala che la volatilità implicita sul cambio euro/dollaro per l’evento CPI è di circa 32 punti base (77esimo percentile degli ultimi 12 mesi); quella sul dollaro/yen supera addirittura di quattro volte la mediana storica. Le tre principali categorie di asset stanno attribuendo un prezzo molto diverso allo stesso dato, segno che almeno uno di questi si rivelerà errato.
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