Le preoccupazioni per l'inflazione e l'aumento dei tassi continuano a esercitare pressione, intensificando la vendita dei Treasury USA; il rendimento a 30 anni ha superato brevemente il 5,6%, raggiungendo il massimo degli ultimi 24 anni.
I rendimenti dei titoli di Stato americani a lungo termine hanno continuato a salire martedì, proseguendo la recente forte tendenza al rialzo.
Secondo quanto riportato da Zhihui Caijing APP, martedì i rendimenti dei Treasury americani a lungo termine hanno continuato a salire, proseguendo il recente forte slancio rialzista. A causa di molteplici fattori come la pressione inflazionistica, la politica monetaria della Federal Reserve, il deficit fiscale degli Stati Uniti e l'aumento dell’offerta di obbligazioni del Tesoro, i titoli di Stato a lungo termine sono stati oggetto di vendite continue, con i rendimenti trentennali che, durante la seduta, hanno superato il 5,6%, raggiungendo il livello più alto dal giugno 2002.
Al momento della pubblicazione, il rendimento del Treasury a 30 anni è salito di oltre 2 punti base al 5,585%, toccando nel corso della seduta un picco leggermente superiore al 5,6%. L’ultima volta che il rendimento aveva raggiunto un livello simile risale al giugno 2002, quando aveva toccato il 5,644%.
Come parametro di riferimento fondamentale per i costi dei finanziamenti statunitensi, come i mutui ipotecari e i prestiti auto, il rendimento del decennale è cresciuto di circa 1 punto base al 5,253%. Al contrario, il rendimento del biennale, più sensibile alla politica di breve termine della Federal Reserve, è sceso di oltre 3 punti base al 4,891%, segnalando un'ulteriore accentuazione della curva dei rendimenti nella giornata.
Pressioni congiunte da inflazione, deficit fiscale e fornitura di Treasury; cresce il premio a termine sui bond a lungo termine
JoAnne Bianco, Senior Investment Strategist di BondBloxx Investment Management, ha dichiarato che gli investitori stanno ancora prestando grande attenzione all’inflazione, mentre sono sempre più preoccupati per il deficit fiscale americano e per la consistente offerta di Treasury: tutti questi elementi inducono il mercato a ritenere necessario un premio a termine più elevato per detenere obbligazioni a lunga scadenza.
La rapida ascesa dei rendimenti a lungo termine negli ultimi tempi si può attribuire, in primo luogo, al permanere delle pressioni inflazionistiche. Il conflitto in Medio Oriente, che perdura da sette mesi, continua a sostenere i prezzi dell’energia, mentre i costi energetici elevati alimentano ulteriormente i timori riguardo il rialzo dei prezzi. Allo stesso tempo, l’aumento del debito pubblico degli Stati Uniti induce gli investitori a concentrarsi sulla futura entità delle emissioni di titoli di Stato e sulle prospettive fiscali di lungo termine.
I titoli a lungo termine, in genere, sono più sensibili alle aspettative sull’inflazione e alla situazione fiscale. Quando gli investitori temono che l’inflazione possa restare elevata a lungo, o che un aumento del deficit porti a una maggiore emissione di Treasury, tendono a richiedere un rendimento più alto per il rischio di detenere tali bond.
USA e Iran mirano al dialogo tramite mediazione; la situazione mediorientale continua a influenzare i Treasury
Il quadro geopolitico è anch’esso un’importante variabile per il mercato dei Treasury. Secondo le notizie, Stati Uniti e Iran hanno avviato colloqui separati con mediatori per cercare una soluzione alla crisi in corso in Medio Oriente. Queste informazioni mantengono vivo l’interesse del mercato verso un’eventuale distensione della situazione.
Tuttavia, finché non si assiste a una significativa riduzione dei prezzi energetici, il mercato teme che i prezzi elevati del petrolio perpetuino l’inflazione negli Stati Uniti e costringano la Federal Reserve a mantenere una politica monetaria più restrittiva.
Questo esercita una doppia pressione sui titoli USA a lungo termine: da un lato, la crescita dei prezzi energetici può rendere più persistente l’inflazione; dall’altro, se la Federal Reserve dovesse aumentare ulteriormente i tassi, anche le aspettative sugli interessi futuri si adeguerebbero al rialzo.
Attese di un nuovo aumento dei tassi a ottobre: probabilità sopra il 72%
Con l’intensificarsi dei timori sull’inflazione, i trader stanno continuando ad aumentare le scommesse su un nuovo rialzo della Federal Reserve. Secondo lo strumento CME FedWatch, il mercato stima attualmente una probabilità superiore al 72% che la Federal Reserve aumenti i tassi nella prossima riunione di politica monetaria di ottobre.
All’inizio del mese, il Federal Open Market Committee (FOMC) della Federal Reserve ha votato all’unanimità (12 a 0) per alzare il tasso di riferimento di 25 punti base. Ora, il mantenimento dei prezzi energetici su livelli elevati e le persistenti pressioni inflazionistiche spingono gli investitori a puntare su ulteriori strette della politica monetaria da parte della Fed.
Da segnalare che martedì il mercato dei Treasury USA ha evidenziato un marcato divario tra le varie scadenze: il rendimento dei biennali è calato, mentre quelli dei decennali e trentennali sono ulteriormente aumentati, quanto a indicare che la pressione si concentra soprattutto sul tratto lungo della curva.
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