Gli Stati Uniti rilasceranno l’ultima tranche di riserve strategiche di petrolio, fino a 40 milioni di barili, sollecitando l’Europa a seguire l’esempio.
Questo rappresenta l’ultima tranche delle 172 milioni di barili di riserve totali rilasciate dagli Stati Uniti in questa tornata; dopo questo rilascio, la riserva strategica di petrolio degli Stati Uniti scenderà al livello più basso dal 1982, avvicinandosi ai limiti legali e operativi. Nel frattempo, il Segretario dell’Energia degli Stati Uniti ha criticato alcuni paesi europei per aver rilasciato quantità molto inferiori alle aspettative, sollecitando tutti i paesi a mantenere i propri impegni. Attualmente, i prezzi di benzina e diesel negli Stati Uniti sono elevati e mancano meno di due mesi alle elezioni di metà mandato. Martedì, i futures sul petrolio WTI sono scesi del 3,95%.
L’aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti mette sotto pressione l’amministrazione Trump e, a meno di due mesi dalle elezioni di metà mandato, Washington gioca nuovamente la carta delle riserve strategiche.
Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha annunciato che rilascerà fino a 40 milioni di barili di petrolio dalla Strategic Petroleum Reserve (SPR). Si tratta dell’ultima tranche dei 172 milioni di barili di riserve già rilasciati dagli Stati Uniti nell’ambito del coordinamento con l’Agenzia Internazionale dell’Energia dallo scoppio della guerra in Iran.
Contemporaneamente, il Segretario all’Energia Chris Wright ha criticato pubblicamente alcuni paesi europei, accusandoli di aver rilasciato volumi nettamente inferiori rispetto agli impegni presi e sollecitando tutti i membri a rispettare le promesse.
Il contesto immediato di questo rilascio è il rapido aumento dei prezzi dell’energia: la benzina rimane sopra i 4 dollari al gallone, mentre il gasolio ha raggiunto un nuovo record storico superando i 6 dollari al gallone.
Le elezioni di metà mandato di novembre decideranno quale partito controllerà la Camera dei Rappresentanti; il costo elevato dei carburanti rappresenta una pressione politica sempre più evidente per l’amministrazione Trump.
Martedì, i future sul petrolio WTI sono scesi del 3,95%.

Europa non mantiene gli impegni, gli Stati Uniti esercitano pressione pubblica
Nel suo comunicato, Chris Wright ha usato toni eccezionalmente duri, accusando direttamente gli alleati europei di essere in ritardo rispetto a Stati Uniti e Giappone nel rilascio coordinato. Ha dichiarato:
"Diversi Stati membri europei hanno rilasciato solo una piccola parte delle quantità promesse di petrolio e prodotti petroliferi; invitiamo ogni Stato membro a rispettare gli impegni presi."
Questa nuova tranche di rilascio coordinato è guidata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, con la partecipazione di Stati Uniti, Giappone e altri membri. La pressione pubblica americana riflette le tensioni interne nel meccanismo di coordinamento tra gli alleati in un contesto di scarsità dell’offerta.
SPR ai minimi da oltre quarant’anni, spazi di manovra sempre più limitati
Dopo questa operazione, le riserve strategiche statunitensi scenderanno ai livelli più bassi dal 1982, avvicinandosi ai limiti fissati sia dalla legge che dalla gestione operativa.
Secondo la legge federale vigente, se le scorte scendono sotto i 252,4 milioni di barili, il rilascio non urgente è espressamente vietato; inoltre, un rapporto del Government Accountability Office del 1981 suggerisce che le riserve non dovrebbero mai scendere sotto i 250 milioni di barili, salvo in casi di “emergenza estremamente grave”.
Secondo le stime della società di consulenza di Washington ClearView Energy Partners, il limite operativo minimo per le riserve è di circa 70 milioni di barili: al di sotto di questo livello, l’infrastruttura correlata non sarebbe più in grado di funzionare regolarmente.
Chris Wright aveva già lasciato intendere in precedenza che dopo quest’ultima operazione sarà improbabile un nuovo ricorso alle riserve, segnalando di fatto che questo strumento di politica energetica è ormai prossimo all’esaurimento.
Rilascio tramite scambio, previsto reintegro di circa 200 milioni di barili
Dal punto di vista strutturale, questo rilascio segue il modello dello “scambio”: in sostanza si tratta di un prestito con interessi – le aziende coinvolte dovranno restituire in futuro il petrolio prelevato con un interesse aggiuntivo.
Il Dipartimento dell’Energia ha dichiarato che entro circa un anno circa 200 milioni di barili torneranno alle riserve, ossia il 20% in più rispetto al volume rilasciato ora.
Secondo il comunicato, il termine ultimo per la presentazione delle offerte per questa nuova tranche dello SPR è fissato alle ore 11 del mattino (CST) del 6 ottobre.
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