Il “grande ribassista” torna a colpire lo storage AI! Rafforza la posizione short su Micron (MU.US), avvertendo che l'inversione del ciclo provocherà una “vendita massiccia”
Michael Burry, che nel 2008 è diventato famoso per aver scommesso contro il mercato dei mutui subprime negli Stati Uniti, ha nuovamente puntato il dito contro uno dei settori più caldi dell’attuale ondata AI: i chip di memoria.
Secondo quanto riportato dall'APP di Finanza Intelligente, Michael Burry, noto per aver scommesso contro il mercato dei mutui subprime americani nel 2008, ha rivolto nuovamente la sua attenzione verso uno dei settori più caldi dell’attuale ondata AI: i chip di memoria.
Come rivelato da Burry su Substack agli abbonati riguardo le sue recenti operazioni, ha ulteriormente aumentato le sue posizioni short su Micron Technology (MU.US), sul fornitore olandese di infrastrutture AI Nebius Group (NBIS.US), sull’ETF iShares Semiconductor (SOXX.US) e su Palantir Technologies (PLTR.US), affermando che la dimensione di queste posizioni corte “non è piccola” (in some size).
Queste mosse avvengono proprio mentre il prezzo delle azioni di Micron continua a rafforzarsi: martedì Micron ha chiuso in rialzo del 5% a 1096,16 dollari, estendendo la serie positiva al quarto giorno consecutivo, con un incremento cumulativo di circa il 14% da settembre e prospettive di una seconda mensilità di crescita consecutiva.
Burry ha espresso dubbi netti sulle valutazioni dei produttori di chip di memoria. Ha definito il prezzo delle azioni di queste aziende “salito a livelli assurdi rispetto a se stesse” e prevede che, una volta invertito il ciclo, questi titoli affronteranno “vendite massicce”.
La logica alla base di questa valutazione ruota attorno alle dinamiche dell'offerta. Secondo Burry, la recente scarsità di DRAM tradizionali non è dovuta a una domanda strutturale fiorente, ma piuttosto a una “deviazione” sul lato dell’offerta: Samsung (SSNLF.US), SK Hynix (SKHY.US) e Micron hanno riallocato in massa la capacità produttiva dei wafer verso le memorie ad alta larghezza di banda (HBM) necessarie per i data center AI, comprimendo l’offerta di DDR5 standard e spingendo verso l’alto i prezzi delle memorie consumer e server. Col progressivo ritorno di queste linee produttive al DRAM tradizionale, Burry prevede che il gap tra domanda e offerta – a cui sta puntando – tenderà a ridursi.
Nell’aggiornamento sulle operazioni, Burry cita in particolare le dichiarazioni di Jason Chen, presidente e CEO di Acer. Chen sottolinea che, sebbene alcuni prodotti di memoria avanzata siano ancora scarsi, per i prodotti maturi come DDR4 si assiste già a una situazione di “più venditori che acquirenti”, con scorte di memoria che stanno accumulandosi e una prevista ulteriore pressione sui prezzi dovuta all’espansione produttiva dei fornitori cinesi.
Chen fornisce anche una tabella di marcia piuttosto audace: prevede un ulteriore aumento dei prezzi dei PC dal 5% al 20% nel quarto trimestre 2026, una stabilizzazione nella prima parte del 2027, seguita da una discesa nella seconda metà del 2027 grazie all’incremento della capacità produttiva di ChangXin Memory Technologies. Dichiara apertamente che “questa carenza non potrà continuare fino al 2030”.
La svolta di ChangXin Memory Technologies e le sue incertezze
Questo introduce un’altra informazione chiave dal post di Burry. Secondo alcuni report, il maggior produttore cinese di DRAM avrebbe superato il 90% di rendimento sul processo DDR5 a 17 nm, riducendo il gap con Samsung – che si attesta dal 92% al 93% – a soli 2-3 punti percentuali. Questa settimana ChangXin ha inoltre annunciato l’avvio ufficiale della produzione di massa della sua piattaforma di quinta generazione di chip di memoria. Burry sottolinea che “se confermato, sarebbe significativo”.
Dal punto di vista industriale, il progresso tecnologico di ChangXin Memory Technologies sta effettivamente accelerando. I suoi prodotti DDR5 supportano velocità di trasferimento fino a 8000 Mbps, con densità di chip di 16Gb e 24Gb, già consegnati a clienti cinesi come la memoria server 64GB DDR5-5600 RDIMM del marchio Sinker di Jiahe Jinwei, ora in fase di fornitura su larga scala dopo aver superato i test di grandi clienti. Tuttavia, le memorie da 24Gb di ChangXin risultano ancora indietro di circa una generazione rispetto ai prodotti da 32Gb DDR5 di Samsung, SK Hynix e Micron; inoltre, il produttore cinese continua a essere limitato in termini di brevetti di base, affrontando ancora significative barriere di conformità e proprietà intellettuale per l’accesso alla supply chain internazionale su vasta scala.
L’anello mancante principale nella logica short di Burry è che nessuno è in grado di quantificare quando si verificherà il “punto di crossover”. Sia ChangXin che Yangtze Memory stanno incrementando la produzione, ma nessuna delle due rende noti i dati sui wafer prodotti; la storia dell’industria della memoria mostra che la capacità produttiva spesso arriva in ritardo e viene rilasciata in modo cumulativo – sia nel ciclo ribassista della DRAM del 2018 sia in quello del 2022, i ribassi sono avvenuti solo dopo anni di investimenti in eccesso rispetto alla domanda.
I "dati duri" fondamentali
Tuttavia, le società su cui Burry sta scommettendo al ribasso sono proprio quelle che hanno beneficiato maggiormente dell’attuale boom dello storage AI.
I risultati trimestrali di Micron per il terzo trimestre fiscale 2026 (al 28 maggio) sono impressionanti: ricavi pari a 41,46 miliardi di dollari, rispetto ai 23,86 miliardi del trimestre precedente e ai soli 9,3 miliardi di un anno prima, con un incremento annuo vicino al 346%. Il margine lordo è salito all’84,6%, con il margine non-GAAP che ha raggiunto l’84,9%, un nuovo massimo storico per l’azienda. L’utile per azione non-GAAP è stato di 25,11 dollari, contro appena 1,91 dollari l’anno scorso. Per il quarto trimestre, la società prevede ricavi attorno ai 50 miliardi e pubblicherà i risultati più recenti il 30 settembre ora di New York.
Questi numeri sono in evidente contrasto con la narrazione di Burry sui “prezzi assurdi”. La redditività di Micron non deriva da una bolla di valutazione, ma da ricavi e margini in crescita reale. I ricavi dei data center hanno raggiunto il record di 11,5 miliardi di dollari in un solo trimestre, con margini lordi su questo segmento all’87%. Il presidente, CEO e presidente di Micron, Sanjay Mehrotra, ha sottolineato nella relazione finanziaria che gli accordi commerciali pluriennali con i clienti rafforzeranno notevolmente la sostenibilità e la prevedibilità della performance finanziaria dell’azienda.
Burry ritiene però che questa prosperità sia una tipica caratteristica del picco del ciclo. Quando ha aperto le prime posizioni short su Micron a luglio, ha dichiarato che il boom della memoria trainato dall’AI potrebbe essere diverso dai cicli precedenti, “ma non così diverso da fargli ignorare le leggi cicliche”.
Rotazione e apice del mercato
Oltre ai titoli specifici oggetto di short, Burry ha anche espresso opinioni sulla struttura macroscopica del mercato. Sostiene che la liquidità inizierà a fluire fuori dal settore dei semiconduttori e che questa rotazione “potrebbe durare più a lungo all’inizio”. Afferma che “la narrativa sulla carenza di memoria e sulle applicazioni AI sta catalizzando tutta l’attenzione di mercato”, mentre la divergenza per cui gli indici principali toccano nuovi massimi e le azioni value scendono “si sta rafforzando”.
Quando gli è stato chiesto se la rotazione dalle azioni AI verso le software house arriverà prima di un crollo di mercato, Burry ha risposto cautamente: “Non necessariamente prima del crollo”. Riconosce che, sebbene l’ampiezza del mercato sia in contrazione, i nuovi massimi degli indici rendono difficile mantenere un orientamento ribassista nel breve periodo. I cosiddetti bull trap possono effettivamente apparire vicino ai massimi del mercato, ma la scarsità di casi storici validati rende difficile utilizzare queste osservazioni come affidabili segnali di market timing.
Questa prudenza non è fuori luogo. Il settore statunitense dei semiconduttori ha recentemente continuato a mostrare resilienza: il Philadelphia Semiconductor Index è balzato del 4,3% lunedì, AMD (AMD.US) è salita di quasi il 10%, portando la capitalizzazione oltre i 1000 miliardi, mentre Intel (INTC.US) è cresciuta del 36% da settembre e del 230% da inizio anno. Lo stesso titolo Micron, il 17 settembre, è salito del 5,5% in una sola giornata e le preoccupazioni per una stretta nell’offerta di memoria stanno in realtà sostenendo i prezzi. In questo clima, sembra quasi inevitabile che Burry subisca perdite latenti sulle sue posizioni corte nel breve.
Ma in una prospettiva di medio-lungo termine, lo scetticismo di Burry sul segmento dei chip AI non è solo un capriccio. Dalla scorsa giugno ha progressivamente rivelato posizioni short su Nvidia (NVDA.US), Applied Materials (AMAT.US), Tesla (TSLA.US), Caterpillar (CAT.US) e SOXX, mentre ha formalmente aperto lo short su Micron a inizio luglio. All’inizio di settembre ha chiuso le put su Nvidia e Palantir in scadenza dicembre 2026 a causa del veloce deprezzamento temporale, precisando tuttavia che ciò non rappresenta un cambio di visione, continuando a detenere put su Palantir e Invesco QQQ Trust (QQQ.US) in scadenza 2027, così come posizione corta su Nvidia, Oracle (ORCL.US), Nebius e SOXX. Sul fronte long, di recente ha acquistato QXO (QXO.US), Build-A-Bear Workshop (BBW.US), Sprouts Farmers Market (SFM.US), Birkenstock (BIRK.US) e MercadoLibre (MELI.US): titoli quasi totalmente estranei al tema AI e che, in un certo senso, riflettono una sua volontà di evitare i filoni dominanti del mercato attuale.
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