Secondo quanto riportato dai media, l'amministrazione Trump ha preso in considerazione un divieto di esportazione di diesel della durata di 90 giorni, poi smentito; il ministro dell'energia degli Stati Uniti si è apertamente opposto
Mercoledì, secondo quanto riportato da Politico, l'amministrazione Trump si sta preparando a un divieto di esportazione di diesel della durata di 90 giorni. Successivamente, Reuters ha riferito che gli Stati Uniti non sono pronti a implementare tale divieto. Nello stesso giorno, il ministro dell'Energia degli Stati Uniti ha dichiarato che vietare le esportazioni di diesel "sicuramente non funzionerebbe", poiché questa misura costringerebbe le raffinerie a ridurre la capacità produttiva, facendo così aumentare i prezzi della benzina e del carburante per aerei. Dopo il reportage di Politico, i future sul diesel americani sono scesi di oltre il 7%, con un successivo recupero parziale, ma senza riuscire a colmare la perdita.
L'amministrazione Trump sta valutando il divieto di esportazione di diesel per abbassare i prezzi del carburante, ma le divergenze interne sulla politica sono ormai pubbliche. Il Segretario all'Energia Chris Wright ha affermato chiaramente che il divieto non funzionerebbe e potrebbe addirittura far salire i prezzi della benzina e del carburante per aerei, entrando così in conflitto diretto con la posizione di Trump.
Secondo quanto riportato da Politico mercoledì, citando cinque fonti informate, l'amministrazione Trump sta preparando una proposta di divieto di esportazione di diesel della durata di 90 giorni, con l'obiettivo di ridurre gli elevati prezzi energetici per affrontare la pressione politica che il Partito Repubblicano sta subendo prima delle elezioni di midterm del Congresso a novembre.
A seguito del rapporto di Politico, i prezzi dei futures sul diesel negli Stati Uniti sono crollati bruscamente, con una perdita che ha superato il 7% a un certo punto. Nel frattempo, i prezzi dei futures sul diesel in Europa sono aumentati considerevolmente.
Ma successivamente Reuters ha riferito che gli Stati Uniti non stanno preparando un divieto di esportazione di diesel di 90 giorni, i prezzi dei futures sul diesel statunitense sono leggermente risaliti, senza però recuperare tutte le perdite causate dalla notizia di Politico.

Tuttavia, le divisioni pubbliche all'interno dell'amministrazione Trump rendono incerto il percorso della politica.
Chris Wright, Segretario all'Energia, ha dichiarato durante un evento dell'Economist a New York che vietare le esportazioni di diesel "sicuramente non funzionerà", avvertendo che tale misura costringerebbe le raffinerie a ridurre la capacità, facendo salire i prezzi della benzina e del carburante per aerei. Successivamente, il Dipartimento dell'Energia ha pubblicato una dichiarazione secondo cui Wright è "pienamente allineato con il Presidente e sta esplorando tutte le opzioni per ridurre i prezzi dell'energia", cercando così di minimizzare le divisioni.
Prezzi del diesel alle stelle, forte pressione elettorale di midterm
Il prezzo del diesel negli Stati Uniti è ai massimi della storia. Secondo i dati dell'American Automobile Association (AAA), mercoledì il prezzo medio nazionale del diesel ha raggiunto 6,52 dollari al gallone, un aumento del 76% rispetto all'anno scorso. L'impennata dei prezzi si colloca sullo sfondo delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e della crisi in Ucraina, con una fornitura globale di diesel che rimane sotto pressione.
L'elevato costo del carburante ha suscitato il malcontento di agricoltori e altri utenti di diesel, diventando un nodo critico per i repubblicani.
Il Segretario all'Agricoltura degli Stati Uniti, Brooke Rollins, ha già riferito direttamente al Presidente in merito ai prezzi elevati del diesel; anche i parlamentari repubblicani in distretti elettorali competitivi stanno esercitando pressioni sul governo affinché intervenga. Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che Trump "vuole vedere i prezzi del carburante scendere e sta valutando tutte le opzioni possibili".
Segretario all'Energia degli Stati Uniti: Il divieto produrrà effetti contrari
Chris Wright si è detto contrario al divieto, individuando la contraddizione centrale della politica. Ha spiegato che se le esportazioni di diesel venissero vietate, le raffinerie si troverebbero di fronte a un problema di mancanza di spazio per lo stoccaggio, costringendole a ridurre la produzione globale; di conseguenza, anche la produzione di benzina e carburante per aerei calerebbe, aumentando la pressione sui prezzi per i consumatori.
Un'analisi del team di TACenergy, pubblicata mercoledì, ha raggiunto la stessa conclusione: "La perdita delle esportazioni costringerà molte raffinerie a ridurre la produzione, con una conseguente diminuzione dell'offerta di benzina e altri prodotti, ottenendo un effetto controproducente."
Secondo i dati dell'EIA (U.S. Energy Information Administration), la scorsa settimana le raffinerie statunitensi hanno lavorato al 94% della capacità.
Wright ha spiegato che il governo sta negoziando con il settore della raffinazione in modo "più semplice, volontario e collaborativo" per aumentare l'offerta interna di diesel, senza ricorrere a soluzioni drastiche che ridurrebbero la capacità di raffinazione, ma non ha divulgato dettagli sulle misure proposte, affermando che nessuna decisione è stata ancora presa. Il governo annuncerà nei prossimi giorni le misure per ridurre i prezzi del carburante.
L'opposizione non viene solo dall'Energia: Avvertimenti anche dall'Interno
I commenti contrari non sono arrivati solo da Chris Wright. Il Segretario agli Interni, Doug Burgum, la scorsa settimana ha già messo in guardia pubblicamente che un divieto alle esportazioni potrebbe causare ritorsioni da parte di altri paesi, colpendo gli Stati americani che dipendono dalle importazioni di carburante, soprattutto la California.
Inoltre, Wright ha espresso sostegno alla politica del governo Trump nei confronti del Venezuela. Ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno attivamente incoraggiando le imprese energetiche a espandere la produzione e gli investimenti nel paese sudamericano.
Wright ha affermato che diverse aziende sono interessate a investire in Venezuela per ripristinare l'infrastruttura petrolifera gravemente compromessa negli ultimi vent'anni da cattiva gestione, corruzione e sanzioni statunitensi. "Alcune aziende raggiungeranno accordi e sono già in arrivo investimenti per decine di miliardi di dollari."
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