Variazione dei prezzi del petrolio! L'Iran si incontrerà con i sei paesi del Golfo, cessate il fuoco sulla costa occidentale del Mar Rosso, segnali di distensione nella situazione mediorientale
I due corridoi marittimi più sensibili del mercato energetico globale hanno registrato simultaneamente sviluppi significativi. L'Iran e i ministri degli Esteri dei paesi del Golfo pianificano un incontro la prossima settimana per cercare un accordo provvisorio sullo Stretto di Hormuz; nel frattempo, gli Houthi dello Yemen hanno annunciato la cessazione degli scontri sulla costa occidentale del Mar Rosso. La combinazione di queste due notizie ha spinto immediatamente al rialzo i prezzi internazionali del petrolio.
Secondo il notiziario internazionale della Televisione Centrale Cinese, citando il Financial Times britannico, i ministri degli Esteri dei sei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo intendono incontrare il ministro degli Esteri iraniano Aragchi il 14 settembre (lunedì prossimo) nella città costiera di Salalah, in Oman. L’incontro, promosso dall’Oman, mira a ottenere il sostegno delle diverse parti per un accordo provvisorio che miri a regolare il transito delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, secondo la Televisione Centrale Cinese, il Consiglio Politico Supremo degli Houthi dello Yemen ha dichiarato che gli scontri nelle province sulla costa occidentale del Mar Rosso si sono fermati e ha chiesto alle parti di fare pressione sull’Arabia Saudita per evitare un’escalation della tensione nell’area.
Stimolati dalla notizia, i prezzi internazionali del petrolio sono rapidamente scesi, con il Brent in calo giornaliero vicino al 2,0%, a 105,57 dollari al barile.
Incontro a Salalah: accordo sullo Stretto di Hormuz cerca il sostegno multilaterale
Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’incontro si terrà il 14 settembre a Salalah, in Oman, secondo due fonti a conoscenza dei fatti. Una delle fonti afferma che i dettagli dell’incontro non sono stati ancora finalizzati, ma diversi paesi hanno già confermato la partecipazione e si prevede che la riunione si svolgerà come previsto.
Si tratta del primo incontro tra alti diplomatici dei sei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e alti funzionari iraniani da quando, lo scorso febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una guerra contro l’Iran. I membri GCC comprendono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrain e Oman. Nonostante l’Iran abbia in passato condotto attacchi con missili e droni contro paesi arabi vicini, Arabia Saudita ed Emirati Arabi continuano a mantenere canali di comunicazione diplomatica con Teheran.
Secondo fonti ben informate, Iran e Oman sperano di sfruttare il sostegno del GCC e spingere gli Stati Uniti a revocare il blocco ai porti iraniani. Per i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo la richiesta principale è che qualsiasi accordo abbia carattere temporaneo e possa assicurare la normale circolazione delle navi commerciali attraverso lo Stretto.
Circa due settimane fa, Teheran e Muscat hanno dichiarato pubblicamente che stavano definendo una disposizione provvisoria: le navi commerciali entreranno nello Stretto di Hormuz attraverso le acque iraniane e usciranno principalmente attraverso le acque territoriali dell’Oman. Le acque omanite attraversano lo Stretto di Hormuz, conferendo a Mascate un vantaggio geografico unico nel processo di mediazione.
Profondi dissensi tra Usa e Iran, difficoltà nella riapertura totale dello Stretto
Sebbene il processo di mediazione sembri essere positivo, diplomatici avvertono che la riapertura totale dello Stretto di Hormuz rimane subordinata al raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran.
Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti hanno comunicato chiaramente ai mediatori di non voler tornare al memorandum d’intesa USA-Iran firmato a giugno di quest’anno, ma chiedono invece un accordo più ampio che includa anche la questione nucleare.
L’Iran, dal canto suo, insiste che anche raggiungendo un accordo con l’Oman per la gestione dello Stretto, consentirà la riapertura completa solo quando gli Stati Uniti soddisferanno le sue condizioni. Tra queste: revoca del blocco ai porti iraniani, ripristino dell’esenzione per la vendita del petrolio iraniano e autorizzazione all’uso di parte dei suoi beni all’estero attualmente congelati.
In precedenza, Usa e Iran avevano firmato a giugno un memorandum d'intesa che prevedeva una tregua di 60 giorni, la riapertura graduale dello Stretto di Hormuz e trattative finali sulla fine della guerra e sul programma nucleare iraniano. Successivamente, però, le parti si sono accusate reciprocamente di violare l’accordo—a causa, tra l’altro, delle divergenze sulle modalità di transito delle navi commerciali—provocando una nuova escal escalation della situazione. Al momento, non vi sono negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran, ma i mediatori mantengono canali diplomatici indiretti. Secondo quanto riferito, una delegazione del Qatar ha visitato Teheran due volte la scorsa settimana per spingere una nuova proposta diplomatica.
Dichiarazione di cessate il fuoco degli Houthi: segnali di distensione sul Mar Rosso
Secondo la Televisione Centrale Cinese, il Consiglio Politico Supremo degli Houthi dello Yemen ha dichiarato che gli scontri armati nelle province sulla costa occidentale del Mar Rosso si sono fermati e ha affermato che "le forze armate che prima l’Arabia Saudita aveva radunato e utilizzato per minacciare le aree coinvolte dello Yemen sono state espulse".
Con tale dichiarazione, gli Houthi chiedono alle parti di esercitare pressioni sull’Arabia Saudita affinché interrompa l’invio di rinforzi e di truppe nei settori sensibili della costa occidentale del Mar Rosso, al fine di tutelare la sicurezza della navigazione e prevenire un’escalation della crisi. Al momento della stesura, l’Arabia Saudita non ha ancora rilasciato dichiarazioni al riguardo.
Questa posizione si inserisce nel contesto del recente attacco degli Houthi volto a rafforzare il controllo sullo Stretto di Bab el-Mandeb—un’altra rotta chiave per il commercio marittimo globale. Le tensioni simultanee sulle due vie d’acqua strategiche sono state uno dei principali fattori all’origine dell’aumento del prezzo del Brent fino a 105 dollari al barile.
Focus del mercato: l’accordo provvisorio verrà attuato?
Per il mercato dell’energia, la questione chiave attuale è: l’incontro di Salalah di lunedì prossimo potrà trasformarsi in un progresso sostanziale verso l’accordo provvisorio sullo Stretto di Hormuz?
In precedenza, Trump aveva dichiarato che lo Stretto di Hormuz era stato riaperto, ma secondo il Financial Times, le esportazioni energetiche dei paesi del Golfo rimangono fortemente limitate e le importazioni attraverso lo Stretto incontrano ancora gravi difficoltà.
La possibilità che l’attuale spiraglio diplomatico si traduca in un accordo operativo dipenderà da molteplici variabili: la capacità del GCC di trovare un consenso durante il summit di Salalah, la disponibilità degli Stati Uniti ad accettare le condizioni iraniane, e il riconoscimento e la concreta attuazione della dichiarazione di cessate il fuoco degli Houthi da parte di tutti gli attori coinvolti. Al momento, gli investitori seguono con attenzione gli sviluppi menzionati per valutare le future ripercussioni sull’andamento dei prezzi del petrolio.
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