L'intervento del Tesoro americano sul mercato obbligazionario fallisce, perch é l'oro è il vincitore finale?
Huitong News 4 settembre—— Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha recentemente intrapreso due potenti interventi sullo yen e sui rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine. Queste azioni hanno scosso i mercati ma non sono riuscite a risolvere il problema centrale del dollaro e del debito. Adrian Day, presidente della Adrian Day Asset Management, sottolinea che gli interventi affrontano solo i sintomi e non le cause, mentre la grave crisi di squilibrio tra domanda e offerta dei Treasury USA e il calo degli acquirenti continua ad aggravarsi. Nell'attesa che l'impasse del debito non si risolva e che la Federal Reserve sia costretta a intervenire, l'oro si confermerà come rifugio finale per la fiducia del mercato. In realtà, dice Day, gli interventi del governo statunitense non fanno che confermare al contrario la logica rialzista di lungo termine sull'oro.
Di recente, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sferrato due duri colpi consecutivi, tentando di stabilizzare il mercato turbolento intervenendo sul tasso di cambio dello yen e sui rendimenti dei bond a lungo termine. Alle spalle di queste mosse apparentemente decise, però, si celano profonde crepe nella fiducia sul dollaro e nel sistema del debito USA.
Quando l'intervento a breve termine non può curare le radicate patologie strutturali, l'attenzione dei mercati si concentra silenziosamente sull'oro. In questo gioco d'incertezza, perché l'oro viene considerato il fattore decisivo? L'analisi approfondita di Adrian Day, CEO di Adrian Day Asset Management, ci svela la dura verità dietro questa nebbia.
Intervento vano: clamore che cela l'inefficacia sostanziale
Nonostante il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti abbia lanciato una serie di interventi per stabilizzare il tasso di cambio dello yen e i rendimenti dei Treasury a lungo termine, secondo Adrian Day, tali misure sono praticamente inefficaci nel risolvere i problemi strutturali legati al dollaro e al debito nazionale.
Day osserva che le dichiarazioni del Segretario al Tesoro Scott Bessent hanno pure attirato l'attenzione globale, ma l'impatto duraturo in ambiti chiave è risultato minimo. Egli sottolinea che questa serie di interventi non ha portato a un reale stimolo sul mercato dei Treasury, analogamente a quanto avvenuto con l'intervento sullo yen di fine luglio: i loro effetti sono scomparsi in pochi giorni. Vale la pena notare come le dinamiche di agosto siano state definite da questi due interventi, una coincidenza temporale suggestiva che svela la brevità e i limiti di queste strategie.
Paradosso logico: i piani di riacquisto non risolvono il problema di liquidità
Per quanto riguarda la recente decisione di Bessent di almeno raddoppiare la dimensione dei riacquisti di titoli a lungo termine, Day ritiene che questa mossa sia poco comprensibile sul piano logico. Già durante il mandato di Janet Yellen esisteva un meccanismo di riacquisto volto a gestire la liquidità dei bond a lungo termine, e l'iniziativa di Bessent altro non è che la prosecuzione di una politica già in vigore. Day sottolinea che, considerando il valore di 4 miliardi di dollari rapportato al vasto mercato dei Treasury, la misura è poca cosa: ciò che conta è la direzione della politica.
Day analizza inoltre che la ragione dichiarata dal Tesoro, ovvero aumentare la liquidità dei bond a lungo termine, non regge logicamente. Quando il Tesoro riacquista e annulla i titoli, di fatto contrae la liquidità del mercato e nel breve offre solo un vantaggio a chi necessita di vendere, senza toccare il cuore della struttura domanda-offerta. Ancor più, mentre riacquista obbligazioni a lungo termine, il Tesoro aumenta le emissioni a breve termine, quindi la disponibilità totale non diminuisce realmente.
Acquirenti in fuga: la crisi strutturale alimenta il bisogno di intervento
Day sottolinea che la debole e continua domanda di Treasury è proprio la ragione che ha spinto il Tesoro a intervenire anche sullo yen. Una rivalutazione dello yen può in effetti scoraggiare gli investitori giapponesi dal vendere bond USA, ed era questa la ragione dietro l'intervento. Tuttavia, la perdita della platea di acquirenti dei Treasury non è un problema nuovo, anzi peggiora di anno in anno.
Dal punto di vista della composizione degli acquirenti, dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino, la Russia è stata esclusa dal sistema in dollari e ha cessato completamente gli acquisti di Treasury; le principali economie asiatiche stanno riducendo le loro riserve in Treasury; anche il governo giapponese, nei mesi di maggio e giugno, era in una fase di vendita. Il ritiro progressivo di questi investitori tradizionali ha creato una profonda lacuna nella domanda, e nemmeno i riacquisti possono colmare il fondamentale squilibrio, una crisi strutturale che nessun intervento a breve termine può risolvere.
Oro come bene rifugio: l'intervento alimenta indirettamente il prezzo dell'oro
Secondo Day, il punto più delicato delle dichiarazioni di Bessent non è tanto la quota minima di 4 miliardi di dollari, quanto la mancanza di un tetto massimo: questa formula aperta mette in luce invece l'incertezza della politica.
Day sottolinea che, se nel breve gli interventi hanno depresso i rendimenti dei Treasury e il tasso di cambio del dollaro, a tutto vantaggio dell'oro, è proprio questa strategia d'intervento a riflettere la debolezza degli USA nel vendere debito a condizioni ragionevoli. Se il problema di vendere il debito non si risolverà, e senza tagli alla spesa o aumenti fiscali per ripianare il bilancio, alla fine sarà la Federal Reserve a dover acquistare i bond, con conseguente svalutazione del dollaro. Così, l'intervento del governo trasmette in realtà un messaggio opposto a quello dichiarato: la perdita di fiducia del mercato, e
Conclusioni
Le misure di intervento del Tesoro USA si dimostrano deboli di fronte allo squilibrio tra domanda e offerta dei Treasury e alla fuga degli acquirenti. Anche se generano volatilità nei mercati nel breve periodo, non possono nascondere la crisi strutturale profonda che investe il dollaro e il sistema del debito.
L'analisi di Adrian Day evidenzia una dura realtà: quando l'intervento diventa la norma, simboleggia debolezza. In un contesto di insolubilità del debito e di politica monetaria destinata ad allentarsi, l'oro, grazie alla sua funzione di bene rifugio, trova solidi fondamentali per sostenere il suo valore a lungo termine e si conferma come il porto sicuro più certo in un mercato turbolento.
Grafico giornaliero dell'oro spot - Fonte: Yihuitong
Fuso orario Asia orientale 4 settembre 11:07 Oro Spot quotato a 4474,42 dollari/Oncia
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