Il rendimento dei titoli di Stato USA continua a salire, l’oro sotto pressione si corregge e torna in una fase di oscillazione laterale
Huìtōng Finance 2 settembre—— Una crescente tensione in Medio Oriente sta spingendo al rialzo i prezzi del petrolio, riaccendendo i timori di inflazione. Di conseguenza, aumentano le aspettative per un ulteriore irrigidimento della politica monetaria della Federal Reserve, facendo rafforzare contemporaneamente il dollaro e i rendimenti dei Treasury americani. L’oro spot subisce pressione e scende verso i 4300 dollari, toccando il minimo delle ultime quattro settimane. Nel breve periodo, l’attenzione del mercato si sposta sui dati occupazionali non agricoli degli Stati Uniti: la capacità dell’oro di mantenersi sopra i 4276 dollari sarà fondamentale per giudicare se il trend ribassista proseguirà nella fase successiva.
L’oro spot ha proseguito la sua debolezza nella sessione asiatica di mercoledì, toccando il minimo delle ultime quattro settimane durante le contrattazioni, per poi rimbalzare leggermente, rimanendo attualmente poco sopra i 4300 dollari e segnando comunque una perdita giornaliera superiore allo 0,5%. Sotto una tripla pressione—rafforzamento del dollaro, aumento dei rendimenti dei Treasury americani e aspettative più hawkish sulla politica della Federal Reserve—il momentum rialzista dell’oro si è chiaramente indebolito di recente, mentre il sentiment di rischio di mercato sta passando dagli acquisti di copertura al repricing di tassi d’interesse e rendimenti reali.
Questa correzione dell’oro è stata inizialmente innescata dall’aumento dei prezzi energetici. La tensione in Medio Oriente perdura, il prezzo del greggio raggiunge il massimo dal 24 luglio e il rischio legato all’offerta energetica torna a essere prezzato dal mercato. Il rincaro del petrolio può portare a una nuova pressione rialzista sull’inflazione futura, specialmente se i costi energetici si trasferiscono, tramite i canali della logistica, della produzione e del consumo, su un ampio paniere di beni, limitando ulteriormente lo spazio per un taglio dei tassi da parte delle principali banche centrali.
Per il mercato dell’oro, questo scenario comporta un doppio effetto piuttosto evidente. Da un lato, l’aumento del rischio geopolitico normalmente stimola i flussi in asset rifugio come l’oro; dall’altro, se tali rischi si riflettono principalmente nei prezzi del petrolio e alimentano le aspettative di inflazione, la prospettiva di tassi d’interesse più alti e rendimenti reali crescenti potrebbe annullare il vantaggio rifugio dell’oro. Chiaramente, i mercati oggi guardano soprattutto a questa seconda dinamica, motivo per cui il prezzo dell’oro è sceso anche in presenza di eventi di rischio in escalation.
Il rafforzamento del dollaro ha amplificato ulteriormente la pressione ribassista sull’oro. Poiché l’oro è quotato in dollari, un biglietto verde più forte aumenta i costi per gli investitori non americani e riflette le aspettative verso tassi statunitensi prolungatamente elevati. La recente postura hawkish del presidente della Fed Kevin Walsh al meeting di Jackson Hole ha inciso sul mercato, consolidando le aspettative di un ulteriore irrigidimento della politica già a settembre.
Le dinamiche di pricing dei tassi meritano particolare attenzione. Secondo le stime attuali del mercato, la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre è già nettamente superiore ai livelli precedenti. Se i dati occupazionali americani continueranno a mostrare resilienza mentre l’aumento dei prezzi energetici alimenta le attese di inflazione, è probabile che la Fed prosegua con una politica ancora più restrittiva, rafforzando ulteriormente dollaro e rendimenti del debito americano, lasciando l’oro sotto pressione.
Al tempo stesso, il mercato dei Treasury USA di lungo periodo rappresenta un altro elemento chiave di pressione per l’oro. Sulla scia dei timori fiscali e delle vendite massicce di bond a livello globale, il rendimento del decennale americano è salito ai massimi da gennaio 2025. Rendimenti in crescita significano maggior costo opportunità per detenere oro, un asset privo di interessi, per cui parte dei capitali si riorientano verso strumenti obbligazionari in dollari.
Il team strategico di Société Générale ritiene che le vendite sul mercato obbligazionario USA possano spingere ulteriormente in alto i rendimenti a lungo termine, avvertendo che il decennale americano rischia di avvicinarsi al 5%. Se questo scenario dovesse diventare il consenso di mercato, le pressioni di breve termine sull’oro sarebbero destinate ad aumentare. In particolare, con tassi reali in parallelo rialzo, solo flussi rifugio molto consistenti potrebbero compensare l’effetto negativo dei tassi per l’oro.
Tuttavia, il prezzo dell’oro non ha perso del tutto i suoi fondamentali di supporto. Resta alta infatti l’incertezza sul Medio Oriente, mentre rischi legati alla sicurezza dei trasporti energetici e alle catene di approvvigionamento globali potrebbero riportare fondi rifugio sui metalli preziosi. Uno shock geopolitico più ampio potrebbe innescare nuovi acquisti e un rimbalzo tecnico dopo la rapida discesa.
Inoltre, i rischi fiscali americani hanno impatti ambivalenti. Sebbene il timore fiscale spinga verso l’alto i rendimenti e ciò comprima l’oro nel breve, se il mercato dovesse interrogarsi sulla sostenibilità del debito USA e la fiducia negli asset in dollari dovesse scemare, il metallo prezioso potrebbe ritrovare appeal come asset di lungo periodo. Attualmente, quindi, l’oro si trova in una fase altalenante tra la pressione dei tassi e la domanda di copertura contro rischi fiscali e geopolitici.
Il catalizzatore più importante nei prossimi giorni rimangono i dati americani sui non farm payrolls. Questi risultati influenzeranno non solo la percezione della resilienza dell’economia statunitense, ma anche la rotta futura della Fed. Se i dati occupazionali saranno superiori al consenso, il mercato potrebbe alzare ulteriormente le attese di rialzo dei tassi, rafforzando dollaro e rendimenti, con nuova pressione ribassista sull’oro; al contrario, dati deboli potrebbero consolidare l’ipotesi di un cambio di rotta della Fed e dare all’oro l’occasione di un recupero.
Il sentiment attuale del mercato verso l’oro resta improntato alla cautela. Il clima di avversione al rischio che aveva sostenuto il metallo non è sparito, ma oggi gli investitori privilegiano il movimento di tassi e rendimenti. Nel breve periodo, ogni rally rischia dunque di essere frenato da prese di profitto e vendite short. Solo in caso di inversione su dollaro e rendimenti, o di ampliamento dei rischi geopolitici fino a minare la stabilità finanziaria globale, l’oro potrebbe ritrovare un vero slancio rialzista.
Analizzando la struttura daily, l’oro spot mostra oggi evidente debolezza, con prezzi che scivolano verso quota 4300 dollari, avvicinandosi gradualmente a un’area di supporto chiave di medio-lungo termine. Gli indicatori tecnici segnalano un MACD già negativo e sotto la linea dello zero e un RSI in area 44, a conferma di un momentum che si sta indebolendo senza tuttavia entrare in condizioni di ipervenduto estremo—pertanto esiste ancora spazio per ulteriori correzioni. Il livello tecnico cruciale è la media mobile esponenziale a 200 giorni posta a 4280 dollari: se il prezzo terrà quest’area, la struttura rialzista di medio termine potrebbe cercare una ripresa; una rottura efficace sotto i 4280 dollari proietterebbe il supporto a 4230 dollari, livello del ritracciamento di Fibonacci al 61.8%, mentre al ribasso successivo l’obiettivo diventerebbe 4120 dollari, a quota 78.6% di ritracciamento, e più sotto la zona dei minimi pregressi vicino ai 3952 dollari. In caso di recupero, le resistenze da monitorare sono in area 4350 dollari, poi 4400 e infine la barriera più forte sui 4520 dollari.
Su orizzonte a 4 ore, l’oro resta in una fase discendente di breve termine; dopo la progressiva flessione si sono registrati rimbalzi tecnici limitati, senza segnali chiari di un’inversione di tendenza. I 4300 dollari rappresentano una soglia psicologica importante: solo il ritorno sopra quota 4350 aprirebbe la strada a un rapido test dei 4400, mentre in caso di nuove pressioni ribassiste e di una perdita stabile dei 4300, il mercato potrebbe rivedere i 4280. Una rottura effettiva di questo livello rafforzerebbe l’impulso ribassista, trascinando il prezzo verso 4230 o addirittura 4111 dollari. La struttura degli indicatori di breve resta generalmente debole; di conseguenza, senza conferma del supporto chiave, operare a ribasso comporta ancora un rischio di rimbalzi improvvisi.
L’attuale contraddizione principale dell’oro spot si è spostata dal solo rifugio geopolitico al conflitto tra domanda di protezione e pressione dei tassi. L’escalation in Medio Oriente e il rialzo del petrolio offrono un supporto rifugio all’oro, ma il surriscaldarsi dei timori di inflazione, le crescenti aspettative di rialzo della Fed e i rendimenti in aumento dei Treasury stanno esercitando una forza repressiva più consistente. Nel breve, i 4280 dollari costituiscono la chiave per determinare se l’oro aprirà ulteriori spazi verso il basso: in caso di rottura, i target successivi sono 4230 e 4111 dollari. Al contrario, se i dati occupazionali USA si riveleranno deboli e dollar e rendimenti tenderanno al ribasso, i prezzi dell’oro potrebbero risalire velocemente. Nel prossimo periodo occorrerà monitorare le buste paga non agricole, i dati sull’inflazione statunitense, i rendimenti dei Treasury e l’andamento della situazione in Medio Oriente, prestando attenzione ai possibili forti movimenti dei prezzi dell’oro causati da rapide inversioni delle aspettative macroeconomiche.
Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.
Ti potrebbe interessare anche
La "mina nascosta" della svendita globale dei mercati obbligazionari: l'aumento del tasso neutrale potrebbe obbligare le principali banche centrali ad aumentare i tassi in modo più aggressivo
I tassi di interesse globali sui titoli obbligazionari stanno faticosamente salendo verso un livello di tasso neutro più elevato.

GitLab(GTLB.US) conferenza sugli utili del Q2: uno dei trimestri più forti di sempre, la strategia Flex apre una nuova era di crescita
Le performance di GitLab (GTLB.US) nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2027 hanno superato tutte le aspettative: i ricavi ammontano a 286,3 milioni di dollari, con una crescita del 21% su base annua; il Net ARR è aumentato di oltre il 40%, le prenotazioni lorde hanno raggiunto un nuovo record storico. Il management ha definito questo trimestre un “punto di svolta importante”.

Il mercato globale delle obbligazioni del 2026 affronta un "orso lento": l’intensità è molto inferiore rispetto al 2022, ma il dolore potrebbe essere più duraturo
Recentemente, i prezzi delle obbligazioni globali sono diminuiti, ma non quanto il crollo registrato nel 2022.

GoPro è stata venduta e si prepara a lavorare sui moduli ottici

