Le divisioni interne alla Federal Reserve emergono: il discorso di Waller riuscirà a definire la direzione della politica monetaria?
Il mercato osserva con attenzione come Walsh esprimerà le sue opinioni sull'economia, sull'inflazione e sulle prospettive dei tassi d'interesse durante la riunione di Jackson Hole, e se verranno rilasciati nuovi segnali sul percorso della politica monetaria.
Secondo quanto riportato da Zhihui Finanza APP, nella giornata di giovedì ora locale, i funzionari della Federal Reserve hanno continuato a inviare segnali contrastanti riguardo le prospettive dell’inflazione: alcuni decisori ritengono necessario un ulteriore rialzo dei tassi per contenere i prezzi, mentre altri sono più cauti. Questa situazione di divergenza coincide con il discorso principale che il presidente della Federal Reserve, Kevin Walsh, terrà la mattina di venerdì (ora locale) al simposio annuale delle banche centrali a Jackson Hole, Wyoming.
Divergenze evidenti all’interno della Fed: i falchi sostengono ulteriori rialzi dei tassi, altri decisori preferiscono attendere
Il presidente della Fed di Kansas City, Jeff Schmid, ha affermato che la politica dei tassi della Federal Reserve non ha frenato l’economia statunitense. La presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, condivide questo punto di vista ed è stata una di coloro che il mese scorso si sono opposti alla decisione della Fed di mantenere i tassi invariati.
Hanno chiaramente suggerito che, per riportare l’inflazione al target del 2% in tempi ragionevoli, sarebbe opportuno alzare i tassi. Schmid ha dichiarato in un’intervista: “Personalmente, ritengo che i tassi a breve termine siano ancora relativamente accomodanti. Quindi abbiamo ancora molto lavoro da fare.”
Anche Hammack ha espresso opinioni simili, affermando che i tassi attuali non esercitano un impatto sufficientemente restrittivo da far raffreddare da soli le pressioni sui prezzi. Hammack ha detto: “Dovremmo adottare misure restrittive per aiutare l’inflazione a rientrare nel target. Più a lungo l’inflazione resta sopra il target, più sarà difficile riportarla giù.”
Altri funzionari della Fed adottano invece un atteggiamento più prudente.
La presidente della Fed di Boston, Susan Collins, ritiene che ci siano ancora evidenze che la politica attuale della Fed abbia almeno in parte frenato l’economia e contribuito a ridurre l’inflazione. Collins ha dichiarato: “Penso ancora che i tassi siano leggermente restrittivi.”
Il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha invece detto di essere ancora in fase di valutazione delle prospettive dell’inflazione. “Ho bisogno di dati che dimostrino che questo shock inflazionistico non proseguirà. Posso aspettare che emergano questi dati,” ha affermato. “Ma se i dati dovessero ricominciare a salire, in particolare nel settore dei servizi – ad esempio, se il tasso d’inflazione restasse elevato, la direzione fosse sbagliata, i progressi si fermassero – allora comincerei a preoccuparmi.”
Questa divergenza sottolinea che, all’interno della Federal Reserve, non è ancora stato raggiunto un consenso sul percorso dei tassi di interesse, e anche i mercati osservano se il discorso di Walsh di venerdì fornirà indicazioni più chiare.
Divisione anche tra gli economisti
Non è solo all’interno della Federal Reserve che ci sono opinioni discordanti: anche tra gli economisti ci sono pareri diversi sulla necessità di aumentare i tassi nei prossimi mesi per contenere l’inflazione.
Vale la pena notare che il tasso di inflazione negli Stati Uniti è rimasto per 65 mesi consecutivi al di sopra del target del 2% della Fed. Gli ultimi dati sui prezzi pubblicati mercoledì hanno mostrato che l’indice core dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), indicatore preferito dalla Federal Reserve, è aumentato a luglio del 3,7% anno su anno, stabile rispetto a giugno, mentre gli analisti si aspettavano il 3,6%.
Ellen Zentner, chief US economist di Morgan Stanley Wealth Management, dopo la pubblicazione dei dati PCE di luglio, ha dichiarato che il moderato rialzo dell’inflazione sopra le attese e la performance economica relativamente robusta “non sono le condizioni ideali né per gli investitori né per la Federal Reserve”, ma questi dati “non sono ancora sufficienti a influenzare la decisione del FOMC di settembre”, e una pausa a settembre resta l’ipotesi più probabile. Ha aggiunto che, se i dati dovessero confermare la persistenza attuale dell’inflazione, “la Fed potrebbe sentirsi sotto pressione e intervenire.”
Ariane Curtis, senior Economist di Capital Economics, ritiene che i dati PCE di luglio “non siano sufficienti a spingere la Fed ad alzare i tassi a settembre”. Ha però sottolineato che il core PCE anno su anno rimane elevato al 3,3%, ben al di sopra del target del 2% della Fed. Considerata inoltre la resilienza della crescita economica e del mercato del lavoro, la discesa dell’inflazione si preannuncia difficile. Per questo avverte esplicitamente: “È solo una questione di tempo, prevediamo un rialzo di 25 punti base a dicembre e un altro a inizio anno prossimo.”
Jan Hatzius, chief economist di Goldman Sachs, ha invece dichiarato all’inizio di questo mese che il mercato sovrastima la probabilità di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed: “Settembre è ormai molto improbabile.” Lo scenario base per Goldman Sachs resta che la Fed mantenga i tassi invariati fino alla fine del 2026.
Secondo i dati sui future sui Fed Funds, attualmente gli investitori attribuiscono circa il 36% di probabilità a un rialzo dei tassi a settembre.
Proposta di riforma di Walsh riceve prime aperture: FOMC potrebbe ridurre le riunioni annuali a sei
Inoltre, sia Schmid sia Goolsbee si sono mostrati aperti a una proposta di Walsh: ridurre il numero delle riunioni annuali del Federal Open Market Committee (FOMC) da 8 a 6. Walsh ha già chiesto un parere al comitato a riguardo.
Goolsbee ha ritenuto la proposta “degna di considerazione” e meritevole di una discussione. Schmid ha invece sottolineato che le nuove tecnologie potrebbero consentire ai policymaker di ottenere informazioni sull’economia più rapidamente: “Se la raccolta dei dati diventasse più tempestiva, meno riunioni potrebbero renderci più efficienti. Ma le informazioni devono essere più in tempo reale rispetto a oggi.”
Walsh terrà il suo discorso venerdì alle 10 del mattino, ora di New York. Pare che, da quando ha assunto l’incarico, Walsh abbia adottato uno stile comunicativo di “parlare poco e ascoltare molto”, sottolineando la necessità di ridurre le forward guidance e spingendo il mercato a basare le proprie aspettative più sui dati concreti che sulle dichiarazioni dei funzionari. Questa strategia, se da un lato offre alla Fed maggiore flessibilità, dall’altro aumenta l’incertezza degli investitori sull’andamento futuro dei tassi. Il mercato attende di vedere come Walsh, durante il suo discorso a Jackson Hole, illustrerà le sue prospettive su economia, inflazione e tassi, e se fornirà nuove indicazioni sulla direzione della politica monetaria.
Apollo Global Management ritiene che, durante il discorso di venerdì a Jackson Hole, Walsh offrirà una prospettiva economica “con tinte da falco”, nel tentativo di controllare i rendimenti a lungo termine. “Walsh ha ragione: la forward guidance non è una buona idea,” ha detto Torsten Slok, chief economist di Apollo. “Ma la maggior parte degli esperti concorda anche che una guida di tipo strutturale sia opportuna, e adesso è importante ottenere da lui alcune linee guida generali.”
Gli analisti di TD Securities avvertono che è improbabile che Walsh cambi completamente strategia comunicativa, il rischio di delusione dei mercati resta elevato.
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