Il Nobel schiaffeggia Walsh: Chi ha detto che le indicazioni previsionali sono inutili!?
Al suo primo meeting sui tassi dopo aver assunto la carica a giugno, il presidente della Federal Reserve Waller ha annunciato: “Abbiamo già abbandonato le forward guidance”, rifiutando nuovamente a settembre di inserire le sue previsioni nel dot plot, sostenendo che il mercato dovrebbe “seguire la palla, non l’arbitro”.
Quattro mesi dopo, il 12 ottobre, l’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha assegnato il Premio Nobel per l’economia di quest’anno a Robert E. Hall della Stanford University e a Michael Woodford della Columbia University—quest’ultimo proprio la fonte teorica delle forward guidance. La sua teoria più fondamentale può essere riassunta così: la capacità della banca centrale di gestire le aspettative è più importante del tasso d’interesse stesso.
Il motivo ufficiale della premiazione dato dal comitato è che, sia per le famiglie che spendono sia per le imprese che fissano i prezzi, ciò che conta è sempre il domani—per stabilizzare l’economia, la banca centrale deve gestire le aspettative sul futuro, e lo strumento principale per farlo è la comunicazione.
Questa affermazione può sembrare ovvia, ma gli economisti hanno impiegato decenni per trasformarla da semplice intuizione a un modello calcolabile e applicabile—tutto a causa di un bug fatale nei modelli keynesiani della generazione precedente.
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