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Le istituzioni gridano che i dati sull’occupazione di settembre “uccidono” le aspettative di rialzo dei tassi a ottobre! La “nuova Federal Reserve News Agency”: il rapporto sull’occupazione non ha cambiato la posizione della Fed, il CPI di settembre è più importante

Le istituzioni gridano che i dati sull’occupazione di settembre “uccidono” le aspettative di rialzo dei tassi a ottobre! La “nuova Federal Reserve News Agency”: il rapporto sull’occupazione non ha cambiato la posizione della Fed, il CPI di settembre è più importante

华尔街见闻华尔街见闻2026/10/02 18:11
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Per:华尔街见闻

La "nuova agenzia di comunicazione della Federal Reserve" afferma che alti funzionari della Federal Reserve questa settimana hanno già indicato che un rialzo dei tassi a ottobre potrebbe non essere la previsione di base. Nel rapporto attuale, né i salari né il tasso di disoccupazione indicano che il mercato del lavoro si stia nuovamente restringendo a un livello tale da aumentare in modo significativo la pressione sui prezzi. La probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre stimata dai trader è scesa dal quasi 30% prima della pubblicazione dei dati a circa il 20%, e per un certo periodo non è stata nemmeno completamente prezzata un’ulteriore stretta quest’anno. Le istituzioni ritengono che il mercato del lavoro mostri "basse assunzioni e bassi licenziamenti", il che dà alla Federal Reserve motivo di aspettare ulteriori dati; un rialzo a dicembre resta possibile. La reazione del mercato riflette "notizie negative come buone notizie", e Wall Street continua a osservare il rendimento del Treasury statunitense al 5%.

Il rapporto sui posti di lavoro non agricoli degli Stati Uniti per settembre ha mostrato un evidente raffreddamento, facendo ulteriormente calare le aspettative del mercato su un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. I dati hanno evidenziato che la crescita dell’occupazione è stata molto inferiore alle attese, il tasso di disoccupazione è leggermente aumentato e la crescita dei salari ha continuato a rallentare. Dopo la pubblicazione del rapporto, i rendimenti dei Treasury statunitensi sono inizialmente scesi in modo significativo, l’azionario ha registrato guadagni e il mercato dei tassi ha rapidamente ridimensionato le scommesse su un rialzo della Fed già questo mese.

Secondo il rapporto pubblicato venerdì dal Bureau of Labor Statistics (BLS), gli Stati Uniti hanno aggiunto solo 29.000 posti di lavoro non agricoli a settembre, molto meno delle attese del mercato di circa 90.000; l’incremento di agosto è stato rivisto al ribasso da 162.000 a 133.000, mentre luglio è stato rivisto da +21.000 a -10.000, per un totale di 60.000 posti di lavoro in meno tra luglio e agosto; il tasso di disoccupazione a settembre è salito al 4,2%, invece di rimanere stabile al 4,1% di agosto come previsto; il salario orario medio è aumentato dello 0,1% su base mensile e del 3,0% su base annua a settembre, entrambi in rallentamento rispetto ad agosto, con aspettative del mercato che prevedevano una crescita rispettivamente dello 0,3% e del 3,1% come ad agosto.

Le istituzioni gridano che i dati sull’occupazione di settembre “uccidono” le aspettative di rialzo dei tassi a ottobre! La “nuova Federal Reserve News Agency”: il rapporto sull’occupazione non ha cambiato la posizione della Fed, il CPI di settembre è più importante image 0

Il giornalista Nick Timiraos, noto come la “nuova voce ufficiale della Federal Reserve”, ha commentato il rapporto sui non agricoli, sottolineando che i vertici della Fed questa settimana avevano già segnalato che un rialzo dei tassi a ottobre non rappresenta più lo scenario di base; secondo lui, questo rapporto non cambia la posizione già definita dalla Federal Reserve. L’aspetto più significativo del report è che né i salari né il tasso di disoccupazione indicano che il mercato del lavoro si stia irrigidendo a tal punto da generare una pressione significativa sui prezzi.

Timiraos ritiene che, per contro, il dato CPI di settembre che sarà pubblicato il 14 ottobre sarà molto più rilevante. Tuttavia, questo rapporto sul lavoro “ha effettivamente smorzato almeno in parte il tono più aggressivo che il mercato aveva adottato di recente riguardo al percorso di rialzo dei tassi della Federal Reserve.”

Anche il giudizio di molti operatori di Wall Street propende decisamente per un “fermo tassi a ottobre”. Tom Simons, capo economista USA di Jefferies, afferma apertamente che questo rapporto sull’occupazione “dovrebbe mettere definitivamente fine alla prospettiva di un rialzo a ottobre”, specificando che “ci aspettavamo che la Fed procedesse con incrementi di 25 punti base, ma allo stato attuale gli esponenti che sottolineano la necessità di attendere tra un rialzo e l’altro sembrano destinati a prevalere.”

I prezzi di mercato mostrano che, dopo la diffusione dei dati, i trader stimano la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a ottobre attorno al 20%, in calo rispetto al precedente quasi 30%.

Il mercato del lavoro non si è irrigidito: Wall Street si orienta verso l’“attendismo” per ottobre

Dai dati emerge che, sebbene il dato di 29.000 nuovi posti non agricoli per settembre sia ben al di sotto delle attese, non ci sono segnali di un deterioramento totale del mercato del lavoro.

I dati di BLS mostrano che negli ultimi tre mesi l’occupazione non agricola è cresciuta in media di circa 51.000 unità al mese, mentre nell’ultimo anno l’incremento medio mensile è stato di circa 41.000; il tasso di disoccupazione è salito al 4,2%, ma resta comunque nel range ristretto compreso tra 4,1% e 4,3% osservato quest’anno. Secondo Reuters, che cita Christopher Hodge, capo economista USA di Natixis, il dato di settembre è deludente ma si configura più come un’estensione del trend esistente che come un improvviso peggioramento del mercato; la crescita media dell’occupazione su tre mesi e su un anno resta sopra il livello di equilibrio necessario a mantenere stabile la disoccupazione.

Intanto la crescita dei salari continua a rallentare. Il salario orario medio è aumentato solo dello 0,1% su base mensile a settembre, con il tasso annuale che scende al 3,0%. Questo è proprio il punto su cui insiste Timiraos: il report non indica una ripresa delle pressioni salariali, né che il tasso di disoccupazione sia tale da generare nuove pressioni inflazionistiche.

Lindsay Rosner, responsabile del reddito fisso multisettoriale di Goldman Sachs Asset Management, afferma che il raffreddamento dell’occupazione a settembre rende meno probabile un rialzo dei tassi più avanti nel mese. Sottolinea: “I dati deboli di oggi smentiscono l’idea che il mercato del lavoro si stia irrigidendo di nuovo.” Tuttavia, mantiene come scenario di base un eventuale rialzo dei tassi a dicembre; al contempo, se le pressioni di mercato dovessero continuare e i prezzi dell’energia salire ulteriormente, la Federal Reserve potrebbe essere costretta ad agire già questo mese.

Adam Schickling, senior economist di Vanguard, ritiene invece che il mercato del lavoro stia vivendo una situazione di “bassa assunzione, bassi licenziamenti”: le assunzioni sono deboli ma i licenziamenti restano ad un livello molto basso, quindi i dati mensili sui posti di lavoro potrebbero continuare ad essere contrastanti. In altre parole, il mercato del lavoro non si sta né deteriorando né rafforzando in modo evidente, dando così alla Fed una buona ragione per attendere ancora altri dati.

Scommesse su un rialzo a ottobre in forte calo, dicembre resta comunque nel radar del mercato

Dopo la pubblicazione del rapporto, il mercato dei tassi ha reagito rapidamente.

Secondo Reuters, la probabilità implicita di un rialzo dei tassi da parte della Fed a ottobre è scesa fino al 12%, per poi risalire attorno al 21%; Bloomberg, citando i dati dei mercati dei tassi swap, riporta che i trader prezzano la probabilità di un rialzo ad ottobre intorno al 20%, contro quasi il 30% prima della pubblicazione del dato. In alcuni momenti il mercato ha addirittura smesso di prezzare con certezza un ulteriore rialzo entro l’anno.

Il rendimento del Treasury a 2 anni ha ceduto fino a 10 punti base, per poi rimbalzare parzialmente. Questo segnala che il mercato obbligazionario ha subito ridotto le previsioni su un rialzo vicino, ma non ha del tutto escluso ulteriori strette da parte della Fed in futuro.

Greg Taylor, CIO di PenderFund Capital Management, dichiara che il report sui posti di lavoro annulla di fatto il rischio di un rialzo dei tassi in ottobre, mentre l’opzione dicembre rimane sul tavolo. Per Stephen Kolano, CIO di Integrated Partners, il dato debole sui non agricoli spingerà la Fed ad adottare una strategia di “wait and see” sull’inflazione.

Gary Schlossberg, global strategist di Wells Fargo Investment Institute, è d’accordo nel ritenere che il rapporto abbia ridotto visibilmente il rischio di un rialzo a ottobre, mentre il prossimo meeting di dicembre resta un appuntamento da monitorare.

Il mercato rivaluta: la probabilità di rialzo a ottobre scende attorno al 20%

Dopo la pubblicazione del report, il mercato dei tassi ha reagito rapidamente.

Secondo quanto riferito da Bloomberg sui dati dei mercati dei tassi swap, la probabilità prezzata di un rialzo dei tassi da parte della Fed a ottobre è scesa da quasi il 30% a circa il 20%, mentre in certi momenti il mercato non prezza più con certezza nemmeno un ulteriore rialzo entro l’anno. Il rendimento del Treasury a 2 anni è sceso fino a 10 punti base. Il successivo rimbalzo dei rendimenti indica che, pur riducendo la probabilità di rialzi nel breve, il mercato non ha completamente abbandonato lo scenario di una ripresa delle strette monetarie in futuro.

In netto contrasto rispetto alla recente ondata di rivalutazione restrittiva vissuta dai Treasury.

Di recente il mercato aveva ri-prezzato maggiori rischi di rialzo dei tassi, sulla scia delle pressioni inflazionistiche, dei prezzi dell’energia e della resilienza della crescita, provocando un rialzo dei rendimenti dei Treasury. Questo rapporto sull’occupazione, invece, ha temporaneamente allentato questa pressione: crescita dell’occupazione più lenta, tasso di disoccupazione in aumento e ulteriore rallentamento dei salari riducono la probabilità che la Fed si senta obbligata a rialzare i tassi solo per timore di un surriscaldamento economico.

Charles Tan, CIO global fixed income di American Century Investments, sostiene che il rapporto “ha dato alla Fed un margine maggiore per restare in attesa”, ma avverte che potrebbe bastare uno o due dati sull’inflazione per far tornare il mercato su posizioni più aggressive.

In altre parole, il repricing del mercato rispetto a un rialzo a ottobre è stato evidente, ma il ciclo restrittivo in sé non si può dire concluso da questo report sui non agricoli.

“Bad news is good news”, ma Wall Street tiene d’occhio il 5% dei Treasury

Secondo Il Wall Street Journal, la reazione del mercato può essere riassunta come il classico “bad news is good news”: una crescita economica e occupazionale meno brillante fa calare la pressione sulla Fed per ulteriori rialzi, alleviando la tensione sui rendimenti dei Treasury e dando slancio ai mercati azionari.

Tuttavia, alcuni operatori avvertono che il mercato non dovrebbe leggere la debolezza occupazionale come un semplice fattore positivo.

Secondo l’analista di eToro Bret Kenwell, se gli investitori sperano in un mercato del lavoro più debole solo per ottenere condizioni finanziarie più accomodanti, questa non è una “scommessa” senza rischi. L’inflazione resta ancora un problema e un rallentamento serio del mercato del lavoro porterebbe con sé rischi di altra natura.

Kenwell sottolinea in particolare che il 5% sul decennale USA resta un livello chiave per il mercato. Se il 5% dovesse diventare il nuovo “pavimento” per i rendimenti, lo scenario di assorbire tassi più alti senza conseguenze evidenti sarebbe messo in discussione.

Secondo Angelo Kourkafas, investment strategist di Edward Jones, il dato debole sui posti di lavoro dovrebbe ridurre i timori del mercato obbligazionario su nuove strette aggressive; se il mercato del lavoro resta stabile e gli utili societari continuano a crescere, la base fondamentale del mercato azionario resta ancora positiva.

Il CPI di ottobre è la prossima grande prova

Di conseguenza, la novità più immediata portata dal dato sui non agricoli di settembre è che l’urgenza di un rialzo dei tassi a ottobre è drasticamente calata, ma non che la Federal Reserve abbia già rinunciato a nuovi rialzi.

È proprio questo il motivo per cui Timiraos sottolinea che “il CPI di settembre è più importante”.

Il dato CPI di settembre, in uscita il 14 ottobre, sarà il prossimo riferimento chiave per capire quale direzione prenderà la politica monetaria della Fed. Se l’inflazione dovesse restare tenace, soprattutto con il rialzo dei prezzi dell’energia, il report sui posti di lavoro, per quanto debole, potrebbe non bastare a fermare un ulteriore rialzo della Fed entro l’anno; al contrario, se anche l’inflazione dovesse raffreddarsi, il rallentamento del mercato del lavoro rafforzerebbe l’opzione attendista per la banca centrale.

In base ai prezzi attuali di mercato, il rapporto sui posti di lavoro di settembre ha già ridotto drasticamente la probabilità di una stretta a ottobre: i trader stanno ora scommettendo con il 20% di probabilità su un rialzo per il meeting di ottobre, e alcuni operatori di Wall Street ritengono che questo report sia sufficiente per “affossare” le prospettive di rialzo già nel breve periodo.

Ma, come sottolinea Timiraos, il rapporto sul lavoro non ha cambiato la posizione di fondo della Federal Reserve: l’inflazione resta la variabile chiave per la prossima decisione di politica monetaria.

Il mercato, quindi, si sta spostando dal chiedersi “la Fed alzerà i tassi in tempi brevi” al domandarsi se “il CPI di settembre riaccenderà le aspettative di rialzo”. Il dato sull’inflazione del 14 ottobre potrebbe determinare la prossima fase della battaglia sulle attese di politica monetaria.

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