Rilasciato da 23 giorni, ha scatenato gli agent consumer! Morgan Stanley approfondisce i "6 punti chiave di Muse"
Morgan Stanley ritiene che Muse debba concentrarsi sulla crescita degli utenti nel breve periodo e, nel lungo termine, puntare alla monetizzazione attraverso transazioni di consumo, servizi aziendali e API. L'elevato costo della capacità computazionale rappresenta sia una pressione sia una possibile barriera competitiva; le riserve di CPU di Meta sono sufficienti per sostenere un'ulteriore espansione. Nel frattempo, la collaborazione con Amazon influenzerà l'accesso dell'Agent al commercio elettronico, mentre il mercato aziendale offre nuove opportunità di reddito. L'attuale valutazione riflette già parte delle aspettative, ma la chiave futura rimane nella capacità di monetizzazione.
L’applicazione di agenti AI Muse, di proprietà di Meta, ha scatenato rapidamente il mercato degli Agent consumer in soli 23 giorni dal suo lancio, diventando una delle applicazioni AI con la crescita più rapida degli ultimi tempi.
Secondo i dati di Sensor Tower, al 30 settembre Muse ha già superato i 5 milioni di download. Muse è stata lanciata l’8 settembre negli Stati Uniti e in Canada, raggiungendo tale cifra in appena 22 giorni; per confronto, ChatGPT, Grok e Claude hanno impiegato rispettivamente 56, 103 e 492 giorni per superare i 5 milioni di download.
La crescita vertiginosa di Muse ha attirato l’attenzione del mercato su costi, capacità computazionale e potenziale di monetizzazione. Il team di Brian Nowak, analista capo di internet di Morgan Stanley, ha recentemente pubblicato uno studio approfondito, analizzando sei aspetti legati a Muse: monetizzazione, costi di servizio, risorse di calcolo, mercato enterprise, cooperazione con Amazon e valutazione.
Il nodo centrale risiede nel fatto che: più velocemente cresce il numero di utenti Agent, più aumentano i costi computazionali; Meta deve dimostrare che, in futuro, ricavi provenienti da pubblicità, transazioni, abbonamenti enterprise e API saranno in grado di coprire questi investimenti e trasformare la vasta base utenti in entrate reali.

1. Monetizzazione: nel breve termine focus sull’utenza, nel lungo termine mira al mercato consumer da 30 mila miliardi di dollari
Al momento Muse non ha l’urgenza di generare profitti. Secondo Morgan Stanley, i ricavi da abbonamenti saranno limitati nel breve, così come le commissioni sulle transazioni; la priorità per Meta è espandere la base utenti, aumentare la frequenza d’uso e abituare gli utenti a concludere transazioni commerciali tramite gli Agent.
La vera monetizzazione su larga scala potrebbe arrivare solo tra il 2027 e il 2028. Nel lungo periodo, Meta potrebbe costruire un marketplace di agenti basato su offerte in tempo reale: le aziende farebbero offerte in base al ROI previsto, pagando a Meta una fee per le transazioni.
Questo modello potenzialmente varrà 30 mila miliardi di dollari e coprirà scenari d’uso in settori come retail, viaggi, trasporti, delivery di alimenti, pubblicità, logistica e dispositivi indossabili.
Prima di applicare tariffe dirette, Muse può comunque rafforzare la monetizzazione pubblicitaria di Meta aumentando l’engagement degli utenti e la capacità di profilazione.

2. Costi: fino a 130 dollari al mese per utente, l’elevato costo come barriera competitiva
Più Muse cresce, più Meta si scontra con la questione dei costi.
Morgan Stanley stima che il costo di servizio di Muse oscilli tra 3 e 130 dollari mensili per utente, principalmente in base al consumo di Token. In particolare, il costo di inferenza GPU cresce con il traffico di Token, mentre quello della CPU sandbox dipende dalla frequenza di attivazione degli utenti e dal tempo di esecuzione delle VM.
Supponendo che un utente usi il 25% della quota settimanale di Token, il costo mensile per utente si aggira sui 37 dollari. Poiché questo calcolo presuppone che Meta noleggi tutte le CPU da AWS a prezzo on-demand, il costo effettivo potrebbe essere inferiore.
Tutto ciò indica che la competizione sugli Agent non è facilmente replicabile solo “bruciando capitali”. Meta dispone di circa 250 miliardi di dollari, con una crescita annua del 27%, generati dal core business pubblicitario, con un ricavo medio per utente di circa 70 dollari: questo consente di sostenere investimenti iniziali massicci nelle infrastrutture AI.

3. Calcolo: capacità CPU 2026 sufficiente a sostenere fino a 1 miliardo di DAU
Se la crescita di Muse dovesse continuare a questi ritmi, Meta avrà abbastanza potenza di calcolo?
Morgan Stanley ritiene che: la scala attuale degli acquisti di CPU da parte di Meta, sulla carta, basterebbe a supportare fino a 1 miliardo di utenti attivi giornalieri su Muse.
Secondo le stime, nel 2026 Meta disporrà di una capacità totale di 643 milioni di vCPU, corrispondente a circa 321 milioni di istanze Muse. Ipotizzando un’utenza attiva 3 ore al giorno, un picco doppio rispetto alla media e un buffer di capacità del 20%, la potenza consentirebbe di sostenere 1 miliardo di DAU, coprendo quindi la domanda prevista.
Questo significa che, con l’aumento della base utenti di Muse, la vera sfida di Meta nel breve non sarà “quanto calcolo ha”, ma come convertirlo in crescita degli utenti e in ricavi commerciali.
Il report prevede che nel 2027 Meta avrà spese in conto capitale per circa 225 miliardi di dollari (ammortamenti per 59 miliardi); la spesa per contratti di calcolo terzi sarà di circa 26 miliardi, in crescita dai 17 del 2026.
4. Mercato enterprise: dagli Agent consumer alla knowledge economy da 25 mila miliardi
L’immaginario commerciale di Muse non si ferma solo all’utenza personale.
Meta sta portando gli Agent anche nel mercato enterprise, puntando a coprire l’economia globale del lavoro della conoscenza, un settore da circa 25 mila miliardi di dollari; tra i prodotti correlati troviamo Muse orientato alle PMI, strumenti di agenti Muse su WhatsApp e Messenger, soluzioni enterprise, Muse Coding e, in futuro, l’API modelli “Watermelon”.
Morgan Stanley osserva che le architetture Web 1.0 delle aziende tradizionali non sono adatte all’interazione diretta tra Agent. In futuro, serviranno interfacce machine-native, così da consentire agli Agent di accedere direttamente a beni, servizi e sistemi aziendali.
Questo offre una nuova opportunità di ricavo per Meta: abbonamenti enterprise da un lato, dall’altro offrendo calcolo API e servizi di modelli a sviluppatori e aziende.
Secondo le stime di sensitività, se 60 milioni di utenti pagassero 15 dollari al mese, nel 2028 l’EPS potrebbe crescere dell’8,2%; inoltre, destinando 100MW di potenza esclusiva al business API, l’incremento EPS previsto per il 2028 sarebbe del 4%.
5. Amazon: nell’e-commerce degli Agent la “porta d’accesso” diventa terreno chiave
Appena Muse inizia ad acquistare per conto degli utenti, Meta non può evitare il confronto con Amazon.
Amazon controlla circa il 40% dell’e-commerce USA, disponendo di una vasta rete di prodotti, venditori e logistica. Le tematiche centrali della possibile partnership tra le parti sono: chi mantiene i dati dei venditori, chi presidia l’esperienza d’acquisto, come suddividere i benefit Prime e il valore dei retail media, e quali informazioni vengono restituite a Muse.
Contemporaneamente, Meta dipende dalle risorse cloud AWS di Amazon (CPU, GPU) e dalla distribuzione di API di modelli tramite Bedrock.
Perciò, la partnership tra Meta e Amazon non riguarda solo e-commerce, ma anche accesso alle transazioni, dati degli utenti, infrastruttura cloud e distribuzione di modelli.
6. Valutazione: un P/E di 21 riflette già parte delle aspettative su Muse, la chiave ora è la monetizzazione
Dopo il lancio di Muse e l’intesa tra Meta e i procuratori generali degli Stati USA, il multiplo P/E sulle previsioni NTM di Meta è passato da circa 14 a 21.
Morgan Stanley considera che questo livello di valutazione già riflette parte del vantaggio competitivo iniziale derivante dalla modalità gratuita di Muse. Per ulteriori rivalutazioni serviranno tre condizioni: primo, crescita sostenuta della base e frequenza d’uso di Muse; secondo, capacità effettiva degli Agent di generare transazioni commerciali su larga scala; terzo, l’evoluzione della concorrenza, in particolare Google, SPCX ed altri.
Meta ha già raggiunto multipli pari a 28 nel febbraio 2025, quindi se Muse saprà ampliare la base e dimostrare la sua commerciabilità, il mercato potrebbe rivederne la valutazione.
Dal punto di vista dei fondamentali, i principali driver di crescita secondo Morgan Stanley sono: coinvolgimento rafforzato degli utenti grazie all’AI, crescita della messaggistica commerciale e del business Agent, oltre alla progressiva scalabilità della piattaforma API.
In sintesi, il valore attuale di Muse non sta tanto nel contributo reddituale, quanto nella domanda se Meta riuscirà, grazie all’enorme base utenti, al cash flow pubblicitario e agli investimenti in calcolo, a trasformare un’app AI ad alto costo nell’hub di connessione tra consumatori, imprese e transazioni commerciali.
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