Il numero delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso a 206.000, il mercato del lavoro rimane solido ma il PPI è aumentato oltre le aspettative.
La scorsa settimana, il numero delle nuove richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti è leggermente diminuito, indicando che i licenziamenti da parte delle aziende rimangono a livelli bassi e continuano a sostenere solidamente il mercato del lavoro statunitense.
Secondo quanto riportato da Golden Ten Data, i dati pubblicati giovedì dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti mostrano che la scorsa settimana le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono leggermente diminuite, indicando che i licenziamenti aziendali rimangono a livelli contenuti e continuano a fornire un solido sostegno al mercato del lavoro statunitense. Tuttavia, trainato dall’aumento dei costi energetici e dai prezzi dei servizi, il più recente Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) di agosto è aumentato dello 0,4% su base mensile e del 5,4% su base annua, superando le attese di mercato. Con la riemersione della pressione inflazionistica a monte della produzione, l’attenzione del mercato si è ora totalmente spostata sull’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) che sarà pubblicato domani sera: i dati sull’inflazione sono diventati il fattore chiave che determinerà la decisione sui tassi d’interesse della Federal Reserve della prossima settimana.
I dati mostrano che, nella settimana terminata il 5 settembre, il numero di richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, corretto per fattori stagionali, è diminuito di 1.000 unità raggiungendo quota 206.000. Dalla metà di luglio, le richieste iniziali si mantengono in un intervallo ristretto compreso tra 189.000 e 212.000.
Questo dato ad alta frequenza rispecchia ampiamente il rapporto sull’occupazione non agricola di agosto pubblicato in precedenza. I dati governativi mostrano che i posti di lavoro non agricoli sono aumentati a sorpresa di 162.000 unità ad agosto, registrando la crescita più alta degli ultimi cinque mesi, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,1%. I due dati si confermano a vicenda, indicando che il mercato del lavoro degli Stati Uniti, dopo un temporaneo rallentamento tra la fine della primavera e l’estate, sta gradualmente tornando solido e che le aziende non hanno intenzione di procedere a licenziamenti su larga scala.
Tuttavia, all’interno del mercato del lavoro persistono rigidità strutturali. Nella settimana terminata il 29 agosto, le richieste continuative di sussidi di disoccupazione sono scese leggermente di 1.000 unità a 1,774 milioni; la durata mediana della disoccupazione a lungo termine resta vicina al massimo degli ultimi quattro anni e mezzo, segnalando che il ciclo di reimpiego dei disoccupati si è allungato. Permane una situazione di “pochi licenziamenti e lente assunzioni”.
Rispetto alla resilienza del mercato del lavoro, il rischio inflazionistico recentemente riacutizzatosi sta suscitando maggiore urgenza sui mercati. Con il rialzo delle materie prime e dei costi a monte, il consensus di mercato è che l’indice CPI complessivo di agosto, che sarà pubblicato domani sera, possa segnare una crescita dello 0,4% su base mensile (circa 3,4% su base annua). In assenza di un netto peggioramento del mercato del lavoro, se anche il dato del CPI sarà robusto, ciò ridurrà significativamente le aspettative del mercato per un allentamento monetario da parte della Federal Reserve nei prossimi mesi.
Alla vigilia della decisione della Federal Reserve, le principali banche centrali estere hanno già agito per prime. La Banca Centrale Europea, nella riunione politica di giovedì, ha deciso di aumentare il tasso principale di rifinanziamento di 25 punti base al 2,65%. In precedenza, a luglio, la BCE aveva mantenuto i tassi invariati; questo nuovo rialzo evidenzia la determinazione nell’affrontare le persistenti pressioni inflazionistiche. Questa mossa della BCE ha anche alimentato l’attesa sui mercati globali: gli investitori sono in posizione di attenta osservazione, valutando se la Federal Reserve invierà segnali ancora più restrittivi contro l’inflazione ostinata durante la riunione della prossima settimana.
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