Ha spinto lo yen verso l’alto, ma non ha mantenuto i titoli di stato USA! Bessent è il “compagno di squadra pigro” delle azioni americane?
La Banca del Giappone questa settimana ha dichiarato con forza di voler reprimere gli speculatori ribassisti sullo yen, aumentando contemporaneamente il limite delle operazioni di riacquisto di titoli di Stato USA a 6 miliardi di dollari. Di conseguenza, lo yen si è rafforzato, ma i titoli di Stato americani sono scesi: il rendimento decennale ha raggiunto il massimo dal ottobre 2023, mentre quello trentennale si avvicina ai livelli più alti degli ultimi vent’anni. Gli analisti sottolineano che la combinazione tra lo yen forte e i rendimenti elevati dei Treasury sta colpendo sia le strategie carry trade sia le valutazioni azionarie, rappresentando una doppia minaccia al mercato rialzista delle azioni USA. Questo è considerato “il principale rischio per il bull market”.
Questa settimana il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Benzet, è intervenuto due volte: prima ha avvertito pubblicamente il mercato di non shortare lo yen, che si è subito rafforzato; successivamente ha ampliato notevolmente la scala delle operazioni di riacquisto dei Treasury, cercando di contenere i rendimenti sul lungo termine. Il risultato: lo yen si è rafforzato, ma i Treasury sono scesi.
Se considerate separatamente, entrambe le operazioni hanno una loro logica. Ma insieme rappresentano una doppia minaccia al mercato rialzista di Wall Street durato quasi quattro anni: il rafforzamento dello yen mette in difficoltà le operazioni di carry trade, mentre il rialzo dei rendimenti dei Titoli di Stato penalizza le valutazioni.
Mercoledì 9 settembre, Wall Street ha chiuso in calo per il terzo giorno consecutivo. Il Dow Jones ha perso oltre 400 punti, in calo dello 0,8%; l’S&P 500 è sceso dello 0,5%; il Nasdaq ha perso lo 0,6%. I titoli tecnologici AI sono stati i più colpiti.

Riacquisto dei Treasury come un “lanciatore di piselli”: il mercato non ci crede
Mercoledì, il Tesoro americano ha annunciato l’innalzamento del limite massimo per i riacquisti di titoli di Stato a lungo termine a 6 miliardi di dollari per singola operazione, triplicando la scala prevista per il mese precedente.
Ma la reazione del mercato è stata di delusione.
Benzet aveva precedentemente lasciato intendere che la scala dei riacquisti potesse superare i 4 miliardi di dollari, tanto che Wall Street si aspettava un limite compreso fra gli 8 e i 10 miliardi. All’annuncio dei 6 miliardi, i rendimenti dei Treasury sono invece aumentati.
Il rendimento del decennale USA ha toccato il 4,836% durante la seduta, il livello più alto da ottobre 2023. Il trentennale ha segnato il 5,285%, vicino al massimo ventennale del 5,30% toccato il mese scorso.

Elias Haddad di Brown Brothers Harriman & Co. ha commentato senza mezzi termini: “Al momento, il Tesoro sta combattendo una guerra contro i carri armati con una fionda che lancia piselli.”
Anche Steven Zeng, strategist di Deutsche Bank, sottolinea: “È come se il Tesoro avesse creato un mostro che ora deve continuare a nutrire.” Osserva come l’annuncio dei 6 miliardi non abbia ottenuto quell’“effetto deterrente” che gli investitori speravano.
Sempre mercoledì, il Tesoro ha collocato 39 miliardi di dollari in decennali con un rendimento del 4,834%, il più alto mai registrato per questa scadenza in asta.
Dustin Reid, chief fixed income strategist di Mackenzie Investments, afferma: “Siamo ancora alle prime fasi su come gestiranno questa situazione. È certo che al Tesoro non sarà piaciuta la reazione di oggi dei mercati.”
Benzet lo ammette: non controlla il prezzo di “equilibrio”
Di fronte alla reazione energica del mercato, martedì Benzet ha ammesso in un evento in Texas di non poter cambiare il prezzo di “equilibrio” dei Treasury, ma di puntare soltanto a rallentare il ritmo delle fluttuazioni, prevenendo la diffusione di narrazioni tossiche.
Ha attribuito il rapido aumento dei tassi a lungo termine al panico del mercato sulla presunta “insolvibilità” degli Stati Uniti, definendo questa paura “assurda, ma che a un certo punto è diventata narrativa dominante.”
I macro strategist di Wells Fargo, Angelo Manolatos e Francis Brown, sottolineano in un report che “saranno necessari altri catalizzatori per far scendere i rendimenti sul lungo termine”, tra cui rallentamento della crescita e dell’inflazione, discesa dei prezzi dell’energia, minore incertezza sulla Federal Reserve, aggiustamento fiscale o minori emissioni corporate.
La realtà attuale è che nessuna di queste condizioni si sta ancora verificando. Il prezzo elevato del petrolio continua ad alimentare aspettative inflazionistiche, mentre il mercato prezza la probabilità di un rialzo dei tassi nella prossima riunione FOMC della Fed al 62%. Le emissioni di corporate bond sono al picco stagionale, con 18 emittenti che martedì hanno collocato nuove obbligazioni: terza giornata più intensa dell’anno.
“Sono il dealer”—lo yen si rafforza, ma a quale prezzo?
Il giorno prima dello stop ai riacquisti dei Treasury, Benzet aveva lanciato sempre in Texas un duro avvertimento agli operatori short sullo yen.
Secondo Bloomberg, ha dichiarato: “Ora sono io il dealer, quindi quando interveniamo sullo yen, so perfettamente cosa stanno per fare Giappone, Bank of Japan e tutte le autorità nipponiche. Se volete scommettere contro di me, fate pure.”
Una sicurezza derivata da due fattori: Benzet sostiene di avere il polso delle mosse della politica giapponese; e secondo indiscrezioni, la Bank of Japan sarebbe orientata ad aumentare questo mese i tassi di riferimento di 25 punti base.
Mercoledì lo yen ha continuato a rafforzarsi, arrivando a 153,49 contro il dollaro, dopo aver già toccato il suo massimo da febbraio il giorno prima.

Ma il punto chiave è: lo yen forte non è una buona notizia per Wall Street.
Lo yen sale, la “bomba a orologeria” delle operazioni di carry trade inizia a ticchettare
Lo yen è da tempo una delle valute di finanziamento più economiche a livello globale. Il tipico carry trade consiste nel prendere a prestito yen a tassi bassissimi, convertirli in dollari e investire in asset a rendimento elevato come le big tech americane.
Un rafforzamento dello yen aumenta il costo di questo trade, costringendo chi lo detiene a chiudere le posizioni.
Steve Sosnick, chief strategist di Interactive Brokers, afferma che il recente rialzo dello yen “è già sufficiente a mettere a disagio alcuni operatori che hanno puntato a leva sui titoli americani prendendo a prestito yen.”
Rich Privorotsky, responsabile Delta-One di Goldman Sachs, osserva che al di là delle dichiarazioni di Benzet, “lo yen sta oggettivamente continuando a rafforzarsi: il mercato sta scommettendo su una stretta della Bank of Japan e sul rientro dei capitali.”
E pone una domanda cruciale: “Cosa accadrà quando queste posizioni di carry trade verranno chiuse e il capitale tornerà su bond e azioni giapponesi?”
La sua opinione è: “L’S&P e le large cap danno tutte la stessa sensazione di pesantezza immotivata dai fondamentali. Vale la pena notare che alcune posizioni a leva e di carry trade potrebbero essere già in fase di smobilitazione silenziosa dal sistema.”
Jordan Rizzuto, CIO di GammaRoad Capital Partners, è netto: “Questa è la minaccia più grande per il bull market.”
Il dilemma di Benzet: lo yen non può essere né troppo debole né troppo forte
Qui emerge una contraddizione interna che mette in crisi la logica delle politiche di Benzet.
Secondo MarketWatch, a fine agosto le attività giapponesi in titoli esteri sono scese di quasi 88 miliardi di dollari. Il Giappone è da tempo uno dei principali detentori di Treasury USA.
Rizzuto, di GammaRoad, sottolinea che se il Giappone sta vendendo Treasury USA, la questione merita molta attenzione—visto che ciò coincide con l’intervento valutario statunitense e giapponese appena attuato a sostegno dello yen. “Fa capire il peso di questi due elementi,” dice.
Il Tesoro vuole uno yen abbastanza forte da evitare che il Giappone venda Treasury per raccogliere dollari, ma se lo yen si rafforza troppo, la chiusura massiccia delle operazioni di carry trade colpirebbe direttamente i titoli tecnologici USA.
Fra gli operatori circolano già domande riservate: Benzet non avrà forse confuso causa ed effetto? Vorrebbe allentare la pressione sui Treasury rafforzando lo yen, ma tradizionalmente è il differenziale dei tassi a guidare i cambi, e non il contrario.

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