Yen: L'intervento è un ciclo senza fine
Morning FX
Ieri, proprio un mese dopo l’intervento congiunto tra Stati Uniti e Giappone, USDJPY ha nuovamente superato quota 160 durante la giornata, quasi a deridere l’inutilità dell’azione intrapresa dai due paesi.
Allo stesso tempo, la Banca del Giappone è intervenuta rapidamente: il governatore Ueda ha dichiarato che “le condizioni monetarie restano accomodanti, quindi intendiamo continuare ad aumentare i tassi di interesse”, mentre il membro Takata ha affermato che “è necessaria maggiore flessibilità sul rialzo dei tassi; il prossimo rialzo potrebbe non essere necessariamente di 0,25 punti percentuali”. Il classico schema del “rialzo dei tassi per sostenere il cambio” si ripete.
Grafico: il mercato prezza quattro aumenti da 25 punti base della BOJ nel prossimo anno
In realtà, guardando l’andamento dello yen quest’anno, si può notare che il “ciclo” dell’intervento sta già vivendo il terzo giro: deprezzamento → avvertimenti verbali → indicazione di rialzo dei tassi → intervento ufficiale → nuovo deprezzamento. Ogni volta, le azioni delle autorità vengono progressivamente annullate dalle forze di mercato, ma ogni volta si rendono comunque necessari nuovi interventi, cercando di comprare tempo.
Ora, però, le aspettative di rialzo dei tassi in Giappone sono ai massimi storici, con i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine in forte ascesa. Sarà diverso questa volta? Lo yen ripeterà gli stessi errori? A mio avviso, nel breve periodo le crescenti aspettative di rialzo della BOJ possono sostenere lo yen, ma strutturalmente rimane una valuta debole; fattori esterni, in particolare la Fed e i suoi “aumenti di tasso di Schrödinger”,introducono doppia incertezza.
Se i dati su occupazione e inflazione negli Stati Uniti fossero inferiori alle attese, oppure Trump dovesse nuovamente inasprire i rapporti USA-Iran portando a un repentino ripiegamento delle aspettative di rialzo della Fed, la combinazione delle aspettative di rialzo della BOJ e di un ambiente esterno favorevole potrebbe scatenare uno short squeeze sullo yen, come nel caso del flash crash dell’USDJPY ieri sera dopo le parole di Williams: “L’inflazione sta lentamente calando”. Ma, una volta superata la fase di panico, l’USDJPY potrebbe tornare gradualmente a salire.
Al contrario, se la Fed dovesse effettivamente alzare i tassi più di una volta quest’anno, oppure se il prezzo del petrolio dovesse continuare a salire, USDJPY potrebbe tornare sopra i 160 o addirittura testare i massimi. Quando avverrà un nuovo intervento?
Livelli: 163-165 sono aree di elevata probabilità di intervento.
Tempistica: essendo passato poco tempo dall'ultimo intervento congiunto di fine luglio, nel breve termine si potrebbe cercare di contenere USDJPY guidando i tassi al rialzo. Dopo ottobre il rischio di intervento aumenterà sensibilmente.
Opportunità per un nuovo intervento coordinato: se i rendimenti dei Treasury USA a lungo termine continuassero a salire e il Ministero delle Finanze giapponese fosse costretto a vendere titoli del Tesoro USA per sostenere lo yen, aumentando le pressioni sul mercato obbligazionario americano, una collaborazione USA-Giappone sarebbe ancora possibile, aiutandosi reciprocamente nella gestione del problema.




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