All’inizio di settembre, Bank of America presenta il “manuale degli investimenti”: gli asset azionari potrebbero subire deflussi, mentre le materie prime guidate dall’oro diventano la linea principale di allocazione
Con l'avvicinarsi di settembre, una recente relazione della Bank of America ha messo in evidenza le principali tendenze stagionali a cui gli investitori dovrebbero prestare attenzione, soprattutto mentre il mercato entra nel secondo anno del ciclo quadriennale della presidenza statunitense.
Secondo quanto riportato da Finanza Intelligente APP, mentre l’emissione di obbligazioni nel mercato del credito collegato alle infrastrutture di calcolo AI sta crescendo rapidamente, e con la paura di una “bolla del credito AI” in rapido aumento e il rendimento dei Treasury USA a 10 anni e oltre in netto rialzo che pesa sull’indice Nasdaq 100, un rapporto di ricerca curato dai giganti finanziari di Wall Street, Bank of America, mostra dati stagionali che suggeriscono ulteriormente: solitamente il mese di settembre del secondo anno del mandato presidenziale americano è sfavorevole per le azioni e gli asset ad alto rischio, soprattutto per le azioni tecnologiche che dipendono da flussi di cassa futuri molto elevati, con cicli di ritorno del capitale lunghi e altamente sensibili alle variazioni del tasso di interesse privo di rischio sul denominatore; settembre invece favorisce il dollaro USA e le materie prime come petrolio, oro e argento.
Il team di strateghi di Bank of America sottolinea nel report che gli investitori istituzionali e retail dovrebbero prestare attenzione al rischio di una “risonanza negativa tra tassi di interesse/rendimento dei Treasury a lunga scadenza in salita, rivalutazione del rischio nel mercato del credito e debolezza stagionale degli asset rischiosi di equity”, anche se la performance storica non rappresenta una previsione certa; l’andamento finale dipende comunque dalla traiettoria dei profitti realizzati legati alle applicazioni AI da parte delle importanti aziende tecnologiche, dalle aspettative su inflazione e sulla politica monetaria della Federal Reserve.
Le 10 tendenze previste da BofA per settembre: le borse potrebbero perdere terreno, materie prime come oro potrebbero guidare il posizionamento mensile
Con l’avvicinarsi di settembre, un recente report di Bank of America ha messo in evidenza alcune tendenze stagionali chiave che gli investitori dovrebbero monitorare, specialmente mentre il mercato si trova nel secondo anno del ciclo presidenziale USA e deve affrontare le fondamentali elezioni di medio termine.
Il noto editorialista finanziario e analista d’investimento americano Mike Zaccardi, citando il suddetto report BofA in un post sui social media, osserva che le azioni a livello globale potrebbero incontrare ostacoli, mentre materie prime e dollaro USA potrebbero sorprendere con segnali rialzisti.
I grafici storici compilati da Bank of America mostrano che i principali indici azionari negli Stati Uniti tendono a performare in modo debole a settembre. Ad esempio, il Nasdaq 100 (NDX) evidenzia una chiara tendenza ribassista: nella storia, a settembre del secondo anno presidenziale USA, l’indice è sceso nel 70% dei casi con un rendimento medio del −0,66%.

Allo stesso modo, il Russell 2000 (RTY), l’indice di riferimento delle small cap USA, affronta anch’esso tipicamente un mese debole in questa fase ciclica, con una probabilità di calo di circa il 64%.
Al contrario, i dati storici di BofA mostrano una solida tendenza rialzista per il dollaro USA. A settembre del secondo anno presidenziale, il Bloomberg Dollar Index segna una crescita nell’80% dei casi; inoltre, dal 2000 in poi, in sei episodi analoghi, lo yen si è deprezzato verso il dollaro in cinque occasioni, indicando una chiara propensione rialzista per il biglietto verde.
Anche la performance delle materie prime risulta favorevole. Il Brent vede un solido sostegno: storicamente, a settembre del secondo anno presidenziale, ha registrato un progresso nel 67% dei casi; l’argento, notoriamente volatile, ha segnato nel medesimo periodo una crescita media dell’1,73%.
Anche l’oro, altro metallo prezioso, mostra una performance stagionale solida. Mentre il Tesoro americano aumenta a sorpresa il volume di riacquisto dei titoli a lunga scadenza e i mercati finanziari globali sono sempre più preoccupati per la capacità degli USA di ripagare regolarmente un debito pubblico ai massimi storici, su Wall Street il sentiment rialzista sull’oro è andato rafforzandosi. Con la Segretaria al Tesoro Yellen intensamente orientata a ridurre i rendimenti a lunga scadenza, si rafforza la logica del carry trade su un dollaro debole e la copertura valutaria, sostenendo un forte rally dell’oro: negli ultimi tre settimane, il mercato dei future sull’oro ha visto afflussi record di oltre 22 miliardi di dollari, con posizionamenti fortemente inclinati all’acquisto.
Dirk Willer, strategist di Citi, vede l’oro spingersi verso 5000–6000 dollari/oncia nei prossimi 12 mesi, principalmente per gli interventi del Tesoro, rischi di premio sulle scadenze dei Treasury fuori controllo, debolezza del dollaro e la ripresa delle operazioni di “dedollarizzazione”; Deutsche Bank fissa un obiettivo di fine anno a 4700–5100 dollari/oncia, sostenuto dagli acquisti delle banche centrali e dal ritorno dei flussi in ETF: negli ultimi 30 giorni gli ETF sull’oro hanno registrato afflussi netti per circa 1,5 milioni di once, con un aumento annuo di circa 4 milioni di once; nel primo trimestre 2026, gli acquisti delle banche centrali raggiungeranno i 38,88 miliardi di dollari.
Il fondatore di Bridgewater, Ray Dalio, ha lanciato un nuovo avvertimento sulla situazione fiscale americana. Sostiene che l’annuncio fatto dalla Segretaria al Tesoro Yellen questa settimana sull’espansione dei riacquisti di titoli a lunga scadenza, unito all’impennata dei rendimenti dei Treasury a lungo termine e alla riduzione dell’esposizione giapponese ai Treasury USA, segnali che la finanza USA è vicino a una svolta critica; se i problemi di debito non verranno risolti per tempo, negli anni a venire gli USA potrebbero trovarsi di fronte a una crisi di debito ancora più severa. Dalio consiglia di aumentare l’esposizione sull’oro.
Le materie prime subentrano; il rendimento del 5% sui bond decennali mette sotto pressione il deficit fiscale e la festa di finanziamenti legata all’AI
A settembre del secondo anno del ciclo presidenziale USA, il Nasdaq 100 mostra una probabilità storica di ribasso del 70% e un rendimento medio del −0,66%; il Russell 2000 circa il 64%. Al contrario, il Bloomberg Dollar Index segna una probabilità di rialzo dell’80%, e il dollaro USA contro lo yen è salito in cinque delle sei occasioni dal 2000; il Brent una probabilità del 67% di rialzo. Pertanto, la strategia settoriale suggerita da BofA per settembre è ridurre il beta direzionale sulle tech a lunga duration e sulle small cap, aumentare moderatamente l’esposizione al dollaro, energia tradizionale e materie prime come metalli preziosi.
Il team di strategia di Bank of America guidato da Michael Hartnett, conosciuto come “il più preciso strategist di Wall Street”, propone che “andare lunghi sull’oro sia attualmente la migliore soluzione”, una visione coerente con quella di Deutsche Bank sul fatto che “l’oro sia in una fase di crescita esplosiva” e di altri grandi istituti a Wall Street: tutte convergono su un asse strutturale d’investimento in cui il debito pubblico USA, gli interessi passivi da 1,4 trilioni e il boom di emissioni delle società AI si contendono lo stesso pool di capitale a lungo termine, spingendo in alto i premi sulle scadenze, da cui l’oro trae beneficio; una volta che i rendimenti minacciano la sostenibilità fiscale e degli asset rischiosi, le autorità dovranno intervenire per abbassare i costi di finanziamento, facendo dell’oro l’hedge ideale contro il ciclo “perdita di valore dei bond – intervento politico – calo del potere d’acquisto del dollaro USA”.
Michael Hartnett considera “long sull’oro” la miglior operazione attualmente, poiché rappresenta la migliore copertura contro il deprezzamento del dollaro, la disfunzione del mercato obbligazionario e l’inflazione degli asset, prevedendo che il debito USA possa avvicinarsi ai 50 trilioni di dollari intorno al 2029, mentre il boom dei finanziamenti AI continua a erodere il flusso di capitali destinato ai Treasury a lungo termine.
Hartnett individua il rendimento al 5% sui Treasury a 30 anni come il punto di rischio sistemico – questa è la sua soglia strategica, non un obiettivo formale dichiarato dal Tesoro. Se Yellen avrà successo nel riportare il rendimento a lungo termine sotto il 5%, gli asset sensibili ai tassi potranno godere di un recupero temporaneo delle valutazioni; in caso contrario, il mercato interpreterà “alto rendimento + dollaro debole” come un segnale di debolezza fiscale più che di forza economica, innescando una reazione a catena: perdita di valore del dollaro, de-leveraging degli asset rischiosi e ampliamento degli spread di credito.
L’esclusivo “Bull & Bear Indicator” di Bank of America ha ormai raggiunto quota 9,5, in territorio “sell”; la squadra di strategia guidata da Hartnett raccomanda quindi di coprire il rischio di credito in dollari con posizioni lunghe su oro, materie prime legate alla costruzione AI e risorse naturali, short su obbligazioni AI, avvertendo contro i rischi sulle big tech Cloud ad alta leva, credito privato e asset finanziari ciclici. Gli strategist di Bank of America sottolineano che, nel caso in cui i rendimenti a lunga scadenza restassero elevati e il dollaro si indebolisse al contempo, sarebbe opportuno ridurre l’esposizione a infrastrutture AI altamente indebitate, debiti di data center con basso rating e credito privato, e puntare su oro, energia, titoli delle risorse naturali e credito di alta qualità a breve duration.
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