Rompere le catene del rendimento: la verità del mercato dietro l’andamento indipendente dell’oro
Huitong News 24 agosto—— In un contesto di forza del dollaro e di rendimenti reali persistentemente elevati, l’oro continua ad attirare acquisti, segnalando che la correlazione tradizionale è ormai venuta meno. La performance inferiore dell’argento rispetto all’oro lancia un avvertimento: il rally attuale è guidato dalla domanda di copertura e non da una dinamica di reflazione.
Il mercato dell’oro spot ha aperto questa settimana in una situazione di contraddizione già nota: l’oro spot viene quotato a 4643,26 dollari/oncia, in rialzo dello 0,85%; tuttavia, l’indice del dollaro non si è indebolito e il rendimento reale USA resta su livelli elevati. Negli ultimi due anni questo scenario avrebbe rappresentato un segnale ribassista; oggi, invece, è solo un fattore secondario. Il mercato non adotta più la logica tradizionale delle negoziazioni sull’oro, entrando invece in una nuova fase operativa: gli acquisti di oro sono ormai scollegati dai fattori tradizionali macroeconomici.
Analizziamo l'attuale contesto di mercato. Il cambio USD/JPY si attesta a 159,195; storicamente, tale livello induce gli investitori giapponesi a ridurre la posizione in oro coperta in yen, esercitando così pressione sul prezzo dell’oro. L’euro/dollaro è sceso fino a 1,1663, mentre il dollaro/Franco svizzero si rafforza a 0,8025. Il dollaro non ha subito crolli e tuttavia l’oro continua a salire. La forza trainante di questa fase rialzista deriva dalla domanda di oro fisico e dagli afflussi negli ETF, non dalla mera speculazione.
Secondo il modello classico, l’oro tende a essere correlato negativamente ai rendimenti dei Treasury statunitensi decennali legati all’inflazione (TIPS). Dallo scorso secondo trimestre, tuttavia, questo modello ha cominciato a perdere efficacia. Anche con rendimenti reali ai massimi degli ultimi decenni, il prezzo dell’oro non subisce forti cali. Ciò avviene perché la composizione interna del rendimento reale conta molto più del suo valore assoluto.
Se all’aumento del rendimento reale corrisponde un rafforzamento delle aspettative di crescita nominale statunitense, l’oro di solito subisce pressione; se, invece, l’incremento del rendimento reale si deve al rapido calo delle aspettative di inflazione, l’oro riesce a tenere o addirittura a rafforzarsi – perché il mercato sta valutando uno shock deflattivo, che porterebbe con ogni probabilità le banche centrali a varare ampie misure di stimolo.
Oggi il mercato si trova esattamente in questa seconda situazione. Un riscontro lo offre l’andamento del prezzo del petrolio: il WTI perde l’1,88% a 85,42 dollari/barile, mentre il Brent è a 93,23 dollari/barile. Le pressioni inflattive generate dall’energia stanno lentamente calando e quindi anche le aspettative di equilibrio di inflazione scendono, aumentando la probabilità di una svolta accomodante delle banche centrali. L’oro sta anticipando la scommessa su questo cambio di policy e non si sta opponendo ai rendimenti reali oggi così alti.
Dollaro: forza apparente, ma divergenza strutturale
La resilienza del dollaro è il punto chiave più sottovalutato dell’attuale trend di mercato. Le valute asiatiche non hanno subito un crollo generalizzato, il che significa che il rafforzamento del dollaro è concentrato su euro e yen e non generalizzato. Questo è cruciale: se il dollaro si rafforzasse contro tutte le valute, il prezzo dell’oro ne risentirebbe; ma questo rafforzamento relativo, dovuto a debolezza economica dell’Europa e del Giappone, non limita così fortemente lo spazio di crescita per l’oro.
L’argento è una variabile che il mercato non può ignorare. L’argento è scambiato a 68,831 dollari/oncia, in calo dello 0,20%, nettamente più debole dell’oro, con il rapporto oro/argento che sale sopra quota 67, una zona storicamente elevata.
In una fase rialzista sana dei metalli preziosi l’argento tende a far meglio dell’oro, cosa che qui non sta accadendo. La divergenza mostra che questa volta l’acquisto di oro è motivato da bisogni difensivi di copertura e non da una dinamica di reflazione trainata dall'inflazione. Se si trattasse di un vero e proprio rally dei metalli, l’argento farebbe da leader. Ora, invece, i capitali si stanno spostando dall’argento verso l’oro, segno che all’interno del comparto dei preziosi domina un approccio difensivo.
Il rialzo dell’oro infatti non è sostenuto da chiusure di posizioni corte, ma da investimenti strutturali e costanti. Ciò indica che la stabilità del rialzo è superiore, ma che senza un concreto recupero dell’argento, il potenziale di crescita dell’oro resterà limitato.
Tre possibili scenari
Scenario 1 (rialzista di base): L’oro resta in una fase laterale sopra i 4600 dollari per 48 ore; dati economici USA deludenti fanno salire il prezzo sopra i 4640 dollari, con target a 4680 dollari; stop loss impostato sulla chiusura giornaliera sotto i 4570 dollari.
Scenario 2 (ribassista): il dollaro/yen balza oltre quota 160, costringendo gli investitori giapponesi a liquidare le posizioni sull’oro; il prezzo dell’oro così cala a 4570 dollari; se l’argento scende sotto i 68 dollari, l’oro può arrivare fino a 4520 dollari.
Scenario 3 (neutrale di base): nell’arco della prossima settimana l’oro oscilla fra 4570 e 4640 dollari, e con l’indebolimento graduale della forza strutturale del dollaro, il prezzo prende lentamente quota.
I prezzi di oro fisico e oro tokenizzato restano sostanzialmente allineati, senza distorsioni nei premi, a conferma del reale supporto agli acquisti. Il trend attuale è quello di un accumulo costante di capitali, non un boom speculativo.
Si segnala anche il rafforzamento dell’USD contro il CAD a 1,3842. In genere, un dollaro canadese debole indica pressioni sui prezzi delle materie prime, ma l’oro non reagisce affatto. Ancora una volta, questo conferma che il rally dell’oro non si inserisce nel comparto delle materie prime, ma rientra nella logica delle coperture valutarie. Gli investitori acquistano oro per la sfiducia nelle misure di risposta delle banche centrali a un rallentamento globale, non per aspettative rialziste sui prezzi delle materie prime.
(Grafico giornaliero dell’oro spot Fonte: E-Huitong)
L’oro sta vivendo una fase indipendente. La correlazione tradizionale tra rendimento reale e prezzo dell’oro si è rotta, il dollaro si rafforza solo a tratti e in modo strutturale, l’argento resta indietro. Tutti questi segnali mostrano che gli acquisti su oro sono principalmente difensivi; questa tendenza proseguirà fino a quando la Federal Reserve non invierà un segnale chiaro di cambio di rotta o il dollaro non mostrerà una vera debolezza complessiva.
Il maggiore rischio attuale rimane una brusca ascesa del dollaro/yen sopra 160, che innescherebbe vendite massive delle posizioni in oro denominate in yen. Escludendo questo rischio, la resistenza al rialzo per l’oro si riduce.
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