I tassi d’interesse a lungo termine superano silenziosamente i livelli precedenti, questa volta la Federal Reserve potrebbe essere impotente
I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a lunga scadenza si stanno avvicinando silenziosamente a una soglia tecnica cruciale, e questa volta il motore potrebbe non essere una politica monetaria inadeguata, ma un eccesso strutturale dell’offerta: la doppia espansione del debito sovrano e delle spese in conto capitale per l’intelligenza artificiale sta esercitando pressioni inedite sul mercato obbligazionario.
Il rendimento dei Treasury a 10 anni minaccia di superare la resistenza chiave del 4,8%, mentre il rendimento trentennale ha già oltrepassato la fascia tecnica di pressione di lungo periodo.

Rich Privorotsky, responsabile del trading desk Delta-one di Goldman Sachs, ha avanzato una considerazione da non sottovalutare: il rialzo dei tassi a lungo termine è sempre più una questione di offerta, non di disciplina delle banche centrali: l’immenso deficit sovrano sommato a spese annuali in conto capitale per l’AI che potrebbero superare i 1.000 miliardi di dollari, vengono largamente finanziati tramite il mercato del debito, generando una quantità di “carta” da assorbire che è davvero eccessiva.
Attualmente la volatilità dei tassi è ancora relativamente sotto controllo, così come l’azionario non ha ancora reagito pienamente all’aumento dei rendimenti. Tuttavia, gli analisti avvertono che, qualora la volatilità dei tassi dovesse realmente impennarsi, la correzione del mercato azionario potrebbe essere molto più ampia di quanto i prezzi attuali suggeriscano. Nel frattempo, la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500 resta al livello più basso da gennaio, con costi di copertura relativamente bassi: questa finestra potrebbe non durare a lungo.
I rendimenti a lungo termine vicini alla soglia decisiva
Da un punto di vista tecnico, il rendimento a 10 anni dei Treasury è a un nodo critico. Qualora la chiusura si attestasse stabilmente sopra il 4,8%, il mercato potrebbe affrontare un vero e proprio short squeeze.
Secondo The Market Ear, dopo un lungo periodo di lateralizzazione il mercato ha sviluppato una complessa struttura psicologica e, dopo una fase così prolungata di consolidamento, una rottura significativa potrebbe creare una "zona di vuoto" in cui i prezzi rischiano di accelerare bruscamente.
Il trend dei Treasury trentennali è ancora più diretto.
I grafici di lungo periodo mostrano che il rendimento a 30 anni ha superato diversi livelli di resistenza di lungo corso. The Market Ear sottolinea che non si tratta di una battaglia tra i trader di breve periodo, ma se questa rottura verrà confermata e mantenuta, il movimento successivo potrebbe essere “davvero pesante”.

L’ondata di debito AI e la morsa del deficit sovrano
Il nodo centrale di Privorotsky è che questo rialzo dei tassi a lunga scadenza trova origine in uno squilibrio strutturale dell’offerta, non nella rivalutazione della stance della Federal Reserve.
A livello di dati, le emissioni di debito legate all’AI sono già esplose. Secondo Goldman Sachs, dall’inizio dell’anno nel mercato globale investment grade, high yield e leveraged loan, le aziende legate all’AI hanno finanziato un totale di circa 489 miliardi di dollari, già molto oltre i 322 miliardi dell’intero 2025. In termini più generali, le emissioni di bond investment grade in dollari hanno già superato 1.500 miliardi di dollari e, nel 2026, potrebbero superare il record storico della pandemia.

Nel frattempo, il deficit sovrano resta elevato.
Privorotsky sottolinea che, sebbene i dati macro si siano un po’ indeboliti e i tassi a breve abbiano sovraperformato, restano vincoli rigidi: il massiccio deficit sovrano e spese annue per l’AI potenzialmente sopra i 1.000 miliardi di dollari rappresentano pressioni persistenti sull’offerta di obbligazioni. In questo contesto, anche in caso di dati economici deboli, la Fed potrebbe essere costretta a rialzare i tassi in uno scenario di debolezza per ancorare nuovamente i tassi lunghi e appiattire la curva dei rendimenti.
Valutazioni sotto pressione, l’“immunità” dei titoli tech potrà reggere?
Nonostante il rendimento decennale US sia passato da sotto il 4% a livello attuale dalla fine di febbraio, i titoli tecnologici hanno mostrato una resistenza sorprendente e il divario tra il Nasdaq 100 e il rendimento a 10 anni si è allargato sensibilmente.

Secondo Privorotsky, questo divario finirà per essere corretto dalla compressione dei multipli di valutazione.
La sua logica è la seguente: se il mercato dovrà vedere un taglio alla spesa pubblica o privata, questo avverrà più probabilmente sul lato privato, visto che raramente i governi scelgono una stretta fiscale in maniera volontaria. I tassi reali più elevati, insieme alla fortissima domanda da parte del settore pubblico e dell’AI, comportano un certo grado di “effetto crowding-out” nelle altre aree. Questo effetto sembrerebbe già riflettersi in una più ampia rivalutazione di mercato: i prezzi azionari stanno iniziando a sottoperformare rispetto all’aumento degli utili per azione.
I dati di Goldman Sachs mostrano che, quando i rendimenti decennali aumentano di oltre due deviazioni standard, ciò tende ad avere un impatto negativo evidente sulle borse.
Il vero trigger del rischio
The Market Ear sottolinea che, per l’azionario, la velocità del movimento dei tassi è più importante della direzione, almeno sul breve-medio termine. L’attuale divergenza tra l’indice MOVE (che misura la volatilità dei tassi) e l’S&P 500 è già molto marcata, ma la volatilità dei tassi non è ancora esplosa in senso tecnico.
Gli analisti invitano a monitorare attentamente i segnali sulla volatilità dei tassi: una rottura al rialzo sarebbe un forte segnale di riprezzamento del rischio azionario.
Attualmente la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500 resta ai minimi da gennaio, rendendo ancora relativamente economica la copertura tramite opzioni. The Market Ear suggerisce agli investitori di sfruttare questo scenario finché persiste.
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