Analista di Bitunix: La catena di approvvigionamento energetica e dei metalli industriali è compromessa simultaneamente, la guerra si estende al "sistema di produzione fisico", il mercato entra in una fase di inflazione e squilibrio del rischio
BlockBeats News, 2 aprile. La principale contraddizione del mercato si è ulteriormente ampliata il 2 aprile, passando dalla “fornitura energetica incerta” al “danno alla capacità industriale fisica”. Il più grande impianto di alluminio del Medio Oriente, EGA, è stato attaccato e completamente fermato; a ciò si aggiungono i tagli produttivi in diversi impianti regionali di alluminio, indicando che la guerra non ha solo colpito energia e trasporti marittimi ma ha direttamente interrotto la catena di approvvigionamento dei metalli industriali, trasferendo la pressione inflazionistica dal prezzo del petrolio alla produzione manifatturiera. Questa risonanza con i tagli produttivi OPEC e il blocco dello Stretto di Hormuz ha fatto evolvere la contrazione globale dell’offerta da una singola categoria a una “doppia stretta: energia + materie prime industriali”, con una nuova crescita delle aspettative inflazionistiche. Anche i funzionari della Federal Reserve hanno affermato chiaramente che lo shock energetico farà salire i prezzi in modo generalizzato, costringendo la politica a rimanere restrittiva.
Nello stesso periodo, Trump ha indicato un orizzonte temporale chiaro per un aumento degli attacchi militari nelle prossime due o tre settimane, ma non ha fornito alcun piano per aprire lo stretto o ridurre le tensioni, portando così a un rapido incremento dei prezzi del petrolio, un rimbalzo dei rendimenti obbligazionari, e una vendita dell’oro, dimostrando che il mercato non è entrato in una modalità rifugio tipica ma ha optato per un “rinegoziazione di liquidità”: i fondi vengono tolti dagli asset senza rendimento e spostati verso liquidità e strumenti con potere di pricing. Oltre ai possibili dazi aggiuntivi su acciaio, alluminio e farmaceutica da parte degli Stati Uniti, e all’avanzamento simultaneo delle politiche in tecnologia, difesa e risorse, il commercio globale e le catene di fornitura risultano ulteriormente frammentati e i rischi sono sempre più diffusi.
La struttura geopolitica rimane altamente instabile. L’Iran non ha mostrato volontà di impegnarsi in negoziati concreti, ma al contrario continua a rafforzare attacchi regionali e deterrenza strategica, suggerendo che il conflitto sta evolvendo da un confronto bilaterale a un coinvolgimento multiplo, incrementando i rischi di durata e perdita di controllo. In questo contesto, il comportamento dei mercati presenta tipici tratti di “breve termine e difensivismo”. I dati su occupazione e produzione manifatturiera degli Stati Uniti appaiono stabili, ma anche gli indicatori dei prezzi sono in aumento, segnalando che l’economia non si è ancora indebolita pur essendo già sottoposta a pressioni sui costi, inducendo i fondi a ridurre la durata e l’esposizione al rischio. BTC continua a operare come risultato della propensione al rischio: l’area di liquidità 69000–70100 al rialzo continua ad accumulare ma non viene realmente assorbita, mantenendo il prezzo sotto pressione a 68000, a dimostrare una propensione al rischio insufficiente; 65500 al ribasso rappresenta l’area chiave di test nell’attuale contesto, e in caso di nuove escalation di energia o guerra questa fascia potrebbe innescare una reazione a catena di rilascio di liquidità.
Nel complesso, il mercato è entrato in una nuova fase dominata dalla “disgregazione delle catene di approvvigionamento”: energia, metalli e geopolitica esercitano tutti un’influenza, accrescendo le attese inflazionistiche senza apportare sostegno alla crescita, determinando così un tipico disallineamento tra rischio e prezzi. In mancanza di un solido ancoraggio politico e di una risoluzione del conflitto bellico, i prezzi degli asset continueranno a essere guidati da liquidità e propensione al rischio.
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